Rom, tra integrazione e stereotipi, cosa ne pensano i cittadini italiani

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Lo scorso 28 novembre a Roma è stato presentato il report “Resistenza all’antiziganismo in Italia” una ricerca condotta da Nawart Press, in collaborazione con il think tank Political Capital Institute e l’istituto di sondaggi IXE.

Secondo l’ultimo sondaggio del Pew Research Center sulla percezione delle minoranze in sei Stati membri dell’Unione Europea, l’Italia è risultata essere la società più razzista tra quelle prese in esame. Il 21% degli intervistati ha dichiarato infatti un forte sentimento anti ebraico, il 61% di osteggiare i musulmani e ben l’86% un’avversione nei confronti delle comunità Rom, Sinti e Camminanti.

Il rilevamento regala alla nostra nazione il triste primato di Paese più propenso all’antiziganismo, distanziando in negativo Francia e Polonia in cui il sentimento anti-Rom è “fermo” rispettivamente al 60 e al 48%.

La percezione degli italiani

Dalle 1006 interviste telefoniche effettuate dall’istituto di sondaggi IXE tra il 31 luglio e il 4 agosto 2017, emerge con chiarezza come le conoscenze degli italiani sulla questione Rom, Sinti e Camminanti risultino fortemente limitate e fuorvianti.

Un alto numero di intervistati ad esempio, tende a sovrastimare i numeri delle suddette comunità nel nostro Paese. Dati ufficiali riguardo le comunità Rom, Sinti e Camminanti, stimano in circa 140 mila il numero di presenze in Italia, ma solo il 6%  degli intervistati si avvicinava con le sue risposte a questa cifra. Il 15% invece crede che questi siano più di 2 milioni.

Solo il 24% del campione sembra inoltre a conoscenza del fatto che circa la metà delle comunità è costituita da cittadini italiani. Metà degli intervistati crede invece che tra loro non ci siano cittadini italiani o che comunque siano meno del 10% del totale.

Voteresti un politico Rom?

Per misurare il grado di apertura verso le comunità Rom, Sinti e Camminanti, agli intervistati è stato chiesto se fossero disposti a partecipare a campagne di donazione a favore dei rom, se fossero disposti ad avere un rom come partner sentimentale, come vicino di casa o come collega di lavoro ed infine se fossero propensi a votare per un candidato rom alle elezioni locali o nazionali.

In base alle loro risposte, l’istituto di sondaggi ha operato una divisione degli intervistati in quattro gruppi omogenei.

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Il primo gruppo è costituito dai “Friendly”, gli amichevoli e rappresenta il 29% del campione. I membri di questo gruppo tendono ad essere più giovani, più istruiti, a vivere in città  soprattutto dell’Italia centrale. Preferiscono partiti dell’area centro-sinistra e in generale tendono ad essere più consapevoli politicamente. Sostengono l’idea che una migliore istruzione possa aiutare a superare le barriere tra Rom e società italiana. Per superare questa barriera, sono anche molto favorevoli (molto di più rispetto ad altri gruppi) a campagne e programmi sponsorizzati dallo Stato ed attività miste tra rom e non rom.

Il secondo gruppo è quello dei tolleranti (25,5%): questo gruppo è altamente aperto all’integrazione (74% rispetto alla media del 68%), respinge i pregiudizi quasi come fa il gruppo friendly ma apprezza meno le specificità culturali dei rom. Generalmente, gli appartenenti a questo gruppo tendono ad accettare i rom come vicini o colleghi, ma meno come partner. Il gruppo dei tolleranti è equilibrato dal punto di vista del genere, ma più vecchio del gruppo friendly (35-54 anni) e con un’istruzione superiore. L’area di provenienza è il Nord Ovest, sono dipendenti e lavoratori autonomi. Il gruppo non è definito politicamente: oscilla tra i politicamente esitanti (32,6%) e il Movimento 5 stelle (M5S) (16%).

I “criticamente indulgenti” costituiscono il terzo gruppo (23,4%) e sono caratterizzati da un’apertura media e da una forte adesione ai pregiudizi. Sono in maggioranza uomini, più anziani (over 65), con un basso livello di istruzione. I pensionati e le casalinghe sono i più rappresentati nel campione. Tendono ad accettare i rom come colleghi, meno come vicini, e in pochi casi come partner. Meno della metà voterebbe per un rom o gradirebbe un sindaco rom. La maggioranza relativa del gruppo dice di non essere posizionata politicamente (36,8%), mentre coloro che votano lo fanno più per il centro-destra e la destra. Rispetto agli altri gruppi, sono anche quelli che votano di più per il M5S, mentre il 15% infine dichiara di votare per il PD. I criticamente indulgenti sono quelli che credono di più che forzare i rom ad assimilare i valori della società italiana sia una buona soluzione per “risolvere il problema”.

L’ultimo gruppo – che possiamo definire degli intolleranti – è costituito dagli intervistati che più rifiutano l’apertura nei confronti delle comunità rom: il 22,1% del campione. Sono in maggioranza donne, giovani (25-34 anni), mentre dal punto di vista professionale i più rappresentati sono i pensionati, le casalinghe e i lavoratori autonomi. Tendono ad accettare con fatica un rom come collega, ma escludono la possibilità di averlo come vicino di casa e ancor di più come partner. La stragrande maggioranza non parteciperebbe mai ad una raccolta fondi in aiuto alle comunità rom. Questo gruppo è caratterizzato da scarsa apertura, alta aderenza ai pregiudizi, scarso riconoscimento della specificità e arricchimento culturale. I partiti politici di riferimento per questo gruppo sono in primo luogo la Lega Nord e Fratelli d’Italia, seguiti dal M5S e, con una percentuale simile al gruppo dei tolleranti, dal PD con il 12,8%.

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8,7 milioni di italiani resistono agli stereotipi

I rom non amano lavorare, sono propensi al nomadismo e sono geneticamente portati a rubare. Stereotipi come questi sono i più diffusi tra gli intervistati e sono quelli che più generano discriminazione verso le comunità Rom, Sinti e Camminanti.

La ricerca mette in evidenza però, come nel nostro Paese esista una grande fetta di popolazione – pari al 17% e a circa 8,7 milioni di italiani – che rifiuta gli stereotipi negativi nei confronti di queste comunità.

Quali sono i fattori e le circostanze che hanno reso questa fetta di popolazione resistente all’antiziganismo?

Il profilo del “resistente”, delineato dal sondaggio è innanzitutto giovane: la maggioranza ha un’età compresa tra i 18 e 24 anni, seguita dalla fascia d’età 25-34 e da quella 45-54.

La composizione del genere in questo caso non è particolarmente rilevante, anche se le donne (53%) sembrano essere leggermente più aperte rispetto agli uomini (47%). È interessante notare che, geograficamente non ci sono distinzioni rilevanti. Al contrario, lo status professionale e socio-economico e il livello di istruzione superiore sembrano essere rilevanti, poiché il gruppo è composto principalmente da dipendenti (45%) e da non occupati (23%), cioè persone che lavorano attivamente o cercano un lavoro.

Gli italiani resistenti ai pregiudizi nei confronti di Rom e Sinti sono altamente istruiti: il 42% ha infatti una laurea – contro una media degli intervistati ferma al 29,5%. Sono anche politicamente ben definiti: hanno votato principalmente per la sinistra (33%) e il centro-sinistra (22,2%). Il gruppo resistente è fortemente convinto che i media italiani rappresentino i rom in maniera negativa – 66% rispetto al 57% degli intervistati – e che un ambiente educativo più aperto aiuterebbe i rom ad avere risultati scolastici migliori (71% contro il 54%).

Il 76% del campione di questo gruppo infine, concorda fortemente sul fatto che i rom che vivono in Italia siano cittadini a pieno titolo, una percentuale di quasi un quarto maggiore rispetto al campione medio degli intervistati.

Per approfondire