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Un evento carico di entusiasmo per tutto il mondo del giornalismo e per la nostra Coalizione, che ha portato al Festival Internazionale del Giornalismo l’ospite più atteso: Edward Snowden.

Il whistleblower più famoso del mondo è intervenuto insieme ad altri ospiti dell’evento per parlarci, come si parla ad un amico fidato, dell’importanza che deve assumere la tutela della nostra privacy e ancor prima di questa, la difesa della nostra libertà.

La società civile deve raggiungere un livello più alto di consapevolezza della propria forza per combattere la sorveglianza di massa, dice il trentenne esperto di sicurezza che oggi vive in Russia dove ha ottenuto asilo.

Edward Snowden non è stanco di ripetere che i governi hanno il completo controllo di ogni tipo di informazione su ogni singolo cittadino e che le agenzie come la NSA raccolgono come un flusso continuo, infinità di dati che riguardano la nostra vita privata.

Questa volta Snowden ha anche accennato ad un nuovo approccio che i governi stanno adottando in questo momento: sostengono che fino a quando non vengono analizzati i dati, raccoglierli tutti ininterrottamente non vuol dire violare la privacy. Quello che non dicono, sottolinea, è che questi algoritmi, questi sistemi, nel momento in cui raccolgono i dati, li stanno già analizzando e catalogando: “Oggi senza neanche avere un singolo essere umano che faccia sorveglianza, ci sono dei programmi che ci stanno sorvegliando – e aggiunge: è il più grande sistema di oppressione della storia dell’umanità”.

Il giornalista moderatore dell’evento, Fabio Chiusi, ha scritto molto, spesso criticamente, sull’operato dei governi rispetto alla sorveglianza.
A questo proposito, ha ricordato che egli stesso ha provato a intervistare Renzi e ad altri ministri circa le rivelazioni di Snowden, ma senza successo.

Se il nostro Paese sembra voler ignorare la questione, non altrettanto deve fare la società civile: Chiusi chiede quindi direttamente al whistleblower di spiegare perché questa situazione sia cruciale anche per i cittadini italiani.
L’ex consulente della CIA ha spiegato che è normale che le agenzie di spionaggio lavorino a stretto contatto con il governo. Ciò di cui è colpevole quest’ultimo è la condivisione tra Stati delle informazioni dei cittadini, spesso senza forme di controllo.
È importante perciò che chi ci governa risponda a queste domande – se non accade, la società civile dovrebbe pretendere risposte.

Inoltre, viene ricordato, se anche le politiche del nostro stato sono meno problematiche di altri, questo non ci mette comunque al riparo dalla sorveglianza di altri Paesi, inclusi quelli che sono nostri alleati.
Le tecnologie stanno modificando i rapporti di forza tra cittadini e Stati.
Siamo pronti ad affrontarne le conseguenze?

 

Snowden IJF15 - Cild

 

Come tutelarsi? I consigli di Snowden,Laura Poitras e Ben Wizner

Non preoccuparsi, pensare che non ci riguardi, vorrebbe dire consegnare direttamente i nostri dati e la nostra privacy nelle mani dei governi, dicono Snowden e Laura Poitras, autrice del documentario premio Oscar Citizenfour (che racconta la storia delle rivelazioni di Snowden), anche lei in collegamento con Perugia.

Alle diverse richieste di consigli pratici su quale sia il modo migliore per tutelarsi, sia il whistleblower che la regista hanno consigliato l’utilizzo dell’anonimato e della crittografia. Benché non sia un’arma sicura al 100%, resta comunque quella più sicura in questo momento.

I governi, però, sanno che sempre più persone utilizzano la crittografia, che pretendono dalle aziende di ricevere queste chiavi. Accade quindi che sempre più agenzie cerchino di rubare queste password crittografate, ha sottolineato Ben Wizner, avvocato di Snowden e direttore del programma Speech, Privacy e Technology dell’American Civil Liberties Union, presente sul palco di Perugia.

Per costringere i governi ad una maggiore trasparenza, invece, una della armi più potenti che abbiamo è proprio il giornalismo, afferma Snowden: solo il giornalismo ha piene armi per mettere in luce ciò che i governi fanno.

Le istituzioni, ha poi aggiunto l’americano, hanno paura della mobilitazione della società civile, dei disordini e delle ripercussioni elettorali.
Per contro, “una società controllata può essere molto vulnerabile” gli fa eco il direttore di Cild Andrea Menapace.
Tanto per i governi quanto per ogni cittadino questa sorta di controllo reciproco determina una condizione di instabilità.

È proprio quello che, secondo il whistleblower, sta succedendo in Europa dopo il massacro dei giornalisti di Charlie Hebdo: i governi hanno reagito con più sorveglianza, facendo leva sulla paura e sulla sicurezza.
Ma come l’episodio francese, il successivo attentato in Danimarca e altri casi dimostrano, tutte queste leggi limitano la libertà, ma non riescono a garantire maggiore sicurezza.

Di fatto, conclude Edward Snowden, questi programmi non hanno mai impedito nemmeno un attacco terroristico: per avere questo tipo di sicurezza, siamo disposti a rinunciare ad una parte della nostra libertà?”

E in fondo, conclude, “anche se fossimo perfettamente al sicuro, questo non importerebbe, se per questo non potessimo essere liberi”.

 

La foto in bianco e nero è di Alessio Jacona