Fonte Drone Wars
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Il diritto internazionale consente l’uso della forza in circostanze molto limitate. Tuttavia, secondo le informazioni a disposizione del pubblico, gli attacchi dei droni condotte dagli Stati Uniti sembrano consentire esecuzioni extragiudiziali, causando allo stesso tempo la morte di numerosi civili in molte parti del mondo. L’Italia ospita diverse basi militari statunitensi sul suo territorio e permette il decollo di droni da una di queste basi.

Seguiamo il tema da tempo lavorando in rete con altre organizzazioni italiane e straniere e abbiamo deciso di affrontarlo in una conferenza internazionale, che si terrà a Milano il prossimo 25 settembre e che organizziamo in collaborazione con Rete Italiana per il Disarmo e ECCHR (European Center for Constitutional and Human Rights).

 

Droni armati in Italia e in Europa: problemi e prospettive
Tra strategie militari, esigenze di trasparenza e tutela dei diritti
fondamentali. Conferenza con esperti e attivisti internazionali.
25 settembre 2017
Università degli Studi di Milano
via Festa del Perdono – Aula Crociera Alta
ore 9.00 – 18.30

Nel contesto della odierna guerra al terrorismo, iniziata dagli Stati Uniti all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 con la complicità dei governi europei, ha assunto strategica rilevanza l’impiego di aeromobili a pilotaggio remoto (APR, comunemente detti droni). Inizialmente usati a fini di ricognizione e sorveglianza, i droni, nella loro versione armata, sono sempre più presenti nei conflitti armati contemporanei e in operazioni letali condotte contro presunti terroristi (i cosiddetti “targeted killings”) anche al di fuori del campo di battaglia.

Accanto agli Stati Uniti e ad Israele, l’Europa è in prima fila nell’adozione di questa tecnologia e nell’avallare pratiche alquanto dubbie dal punto di vista del diritto internazionale. L’Italia, pur non disponendo ancora di droni armati, nel 2015 ha ottenuto dagli Stati Uniti l’autorizzazione ad armare i propri velivoli senza pilota. Il nostro paese gioca inoltre un ruolo fondamentale in questa nuova “guerra” per la sua posizione strategica e per le infrastrutture militari messe a disposizione degli Stati Uniti. La base militare di Sigonella ospita da anni diversi velivoli APR statunitensi, impiegati non solo a scopo di sorveglianza, ma anche di difesa armata.

Dopo che, nel febbraio 2016, il Wall Street Journal ha diffuso la notizia di un non meglio precisato accordo tra Roma e Washington sulla presenza di droni armati statunitensi nella base di Sigonella, alcuni esponenti dell’Esecutivo – tra cui l’allora Ministro degli Esteri Gentiloni, il Ministro della Difesa Pinotti e l’allora Premier Renzi – hanno dichiarato che l’Italia avrebbe autorizzato, di volta in volta, l’impiego dei droni armati a scopi esclusivamente difensivi. Ad oggi non è dato tuttavia sapere se e quali autorizzazioni siano state rilasciate dal nostro Governo.

Al crescente impiego di questa tecnologia non corrisponde altrettanta attenzione da parte della politica e dell’opinione pubblica. In Italia, in particolare, nonostante la notizia di una vittima italiana dei droni armati statunitensi, il siciliano Giovanni Lo Porto, è mancato un vero dibattito pubblico sul ricorso ai droni armati per operazioni letali ed il ruolo che il nostro Paese sta giocando in questo senso. Data l’allarmante scarsità di informazioni da parte dei governi circa le policy adottate nell’utilizzo dei droni armati, questa Conferenza si propone di iniziare un serio e approfondito dibattito sulle implicazioni di tale tecnologia dal punto di vista del diritto internazionale, tenendo in considerazione anche la prospettiva politica e militare.