Trojan di Stato e i rischi della legge Orlando: serve dibattito pubblico

trojandistato
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone
Print Friendly

Lo scorso 14 giugno il DDL Orlando è stato approvato anche alla Camera, diventando legge.

Il testo si propone di essere una riforma ampia del sistema penale, con luci e ombre in vari ambiti. Tra le criticità, come ha scritto l’avvocato Monica A. Senor, la legge lascia i cittadini senza tutele di fronte all’enorme potenzialità invasiva e pervasiva dei captatori informatici.

Privacy International ha realizzato un’analisi legale completa delle disposizioni in materia di hacking nel DDL Orlando e le relative lacune, e che noi abbiamo tradotto e che mettiamo a disposizione.

Come abbiamo scritto e sosteniamo con il nostro partner inglese Privacy International, la legge non rispetta standard di legalità, necessità e proporzionalità, né stabilisce procedure sufficienti di minimizzazione, vigilanza efficace o salvaguardia da abusi. Lo scorso marzo, sempre con Privacy International, abbiamo inviato al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite (che esaminava la conformità dell’Italia al Patto internazionale sui diritti civili e politici) una relazione congiunta che analizza nel dettaglio una serie di elementi preoccupanti relativi alla tutela della privacy in Italia, tra cui la regolamentazione dell’hacking di Stato.

Quello dei captatori informatici è un tema cruciale che andava trattato in un dibattito politico – e che invece verrà gestito per l’ennesima volta con una delega al Governo.

Ci auguriamo che questo processo sia trasparente e chiediamo al Ministero di Giustizia che ci sia un riscontro pubblico delle disposizioni per la regolamentazione di un tema delicato e cruciale per la tutela dei cittadini.

 

Scarica: L’analisi di Privacy International in italiano e in inglese.