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Dopo aver parlato di legge sulla cittadinanza, contro l’omofobia e sul fine vita, oggi parliamo di un’altra delle proposte che questa legislatura si è trovata a discutere senza, finora, alcun risultato: quella per la cannabis legale.
L’iniziativa di legge, sottoscritta da oltre 300 parlamentari riuniti nell’Intergruppo Cannabis Legale, è stata presentata nel luglio 2015. Andata in discussione un anno dopo alla Camera dei Deputati, è stata prontamente rinviata alle commissioni competenti, quelle Giustizia e Affari Sociali. Sono state proprio queste ad aver stravolto il testo rispetto alla sua formulazione iniziale:anche se approvato, quindi, non ci sarà alcun cambiamento di quelli auspicati.

La proposta dell’intergruppo e gli “emendamenti” di Legalizziamo!

La legge dell’Intergruppo prevede la legalizzazione della cannabis, dalla produzione fino alla vendita. Questa proposta, di cui parlammo nel dettaglio in un nostro articolo, prevede la possibilità di detenere fino a 15 grammi di cannabis a casa e averne con sé fino a 5. Inoltre apre le porte all’autocoltivazione, con la possibilità di possedere fino a 5 piante, previa autorizzazione dell’agenzia dei monopoli. Si potranno inoltre costituire anche i Cannabis Social Club di cui potranno far parte fino a 50 persone. Tra le altre disposizioni si prevede anche che il 5% dei proventi derivanti dalla legalizzazione confluirà nel fondo per la lotta alla droga, così da incentivare le campagne di prevenzione.

Questo testo segna un solco profondo con le politiche vigenti, attualmente in vigore nel nostro paese che, negli ultimi decenni, hanno prodotto costi sociali ed economici altissimi (vi invitiamo a visitare il sito della nostra campagna Non me la spacci giusta e a leggere i vari approfondimenti per avere un quadro più ampio della situazione). Tuttavia, frutto di una mediazione tra le varie forze politiche che, seppur favorevoli, hanno visioni diverse su alcuni elementi su cui costruire il nuovo sistema legale, la proposta presenta alcuni punti che richiedono aggiustamenti.
Per sostenere popolarmente la proposta di legalizzazione e suggerire queste modifiche migliorative del testo, è stata lanciata nel marzo 2016 la campagna Legalizziamo!, con annessa una legge di iniziativa popolare. Le differenze principali rispetto alla proposta dell’Intergruppo stanno nell’eliminazione dell’autorizzazione all’agenzia dei monopoli per l’autocoltivazione, nell’aumento delle persone che possono far parte di un Cannabis Social Club che passano da 50 a 100 e nell’aumento delle risorse per la riduzione del danno e le campagne di prevenzione che passa dal 5% al 10% dei ricavi provenienti dalla legalizzazione.
La campagna ha superato le 60.000 firme e nel novembre del 2016 è stata depositata alla Camera.

Un testo che cambia e nessuna speranza di cambiare politiche

Nonostante la grande mobilitazione in parlamento – raramente si vedono proposte di legge firmate da 300 parlamentari di schieramenti diversi – e quella popolare, la cannabis legale dovrà aspettare momenti migliori.
Le Commissioni competenti avevano nei mesi scorsi nominato un comitato ristretto con il compito di sintetizzare le posizioni emerse e proporre un testo da portare in aula. Tuttavia lo stesso Comitato si è ripresentato con due proposte diametralmente opposte. Una, quella del relatore per la Commissione Giustizia Daniele Farina, in linea con il testo dell’Intergruppo e l’altra, quella della relatrice per la Commissione Affari Sociali Anna Margherita Miotto, con un testo completamente diverso che fa riferimento solo all’uso medico, oltretutto molto limitato e tenue.
Alla fine i deputati hanno deciso di approvare questo testo che, con ogni probabilità tornerà in aula a settembre (l’11 di questo mese scadrà il termine per presentare gli emendamenti).
A questo punto, però, sembrerebbe che, almeno in questa legislatura, ogni spazio per una legge di vera riforma della legislazione sulle droghe in Italia sia stato chiuso.