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La legislatura è ormai agli sgoccioli e ci sono una serie di provvedimenti che, pur a lungo discussi, restano ancora fermi. Parliamo di questioni delicate come la legge sulla cittadinanza o di quella sull’omofobia, della legalizzazione della cannabis o della legge sul fine vita. Provvedimenti che consentirebbero di allargare il campo delle libertà e dei diritti civili nel nostro paese ma su cui l’opposizione è forte.
Abbiamo deciso di fare il punto di alcune di queste leggi in sospeso, spiegando nel dettaglio cosa prevedono, chi ne beneficerebbe e dove sono ferme.
In questo nostro excursus abbiamo deciso di partire dalla riforma della cittadinanza, ovvero la legge sullo Ius Soli. Benché fino a qualche giorno fa sembrava si fosse a un passo dall’approvazione, il disegno di legge ha ricevuto una forte battuta d’arresto al Senato – dove anche altre leggi riguardanti i diritti hanno faticato ad essere approvate (e, quando lo hanno fatto, spesso sono state frutto di una mediazione al ribasso).

IUS SANGUINIS E IUS SOLI

Oggi in Italia il riconoscimento della cittadinanza è regolato dalla legge n° 91 del 5 febbraio 1992, ai sensi della quale acquisiscono di diritto alla nascita la cittadinanza italiana coloro i cui genitori (o anche soltanto uno dei due) siano cittadini italiani: si tratta della così detta modalità di acquisizione della cittadinanza jure sanguinis.
Una disposizione che non lascia spazio ad interpretazioni e che esclude totalmente dal riconoscimento della cittadinanza chi è nato in Italia, o in Italia è arrivato da piccolissimo, ma ha entrambi i genitori stranieri. Si stima che queste persone siano 1 milione, di cui 800 mila minori. Questi avranno dunque la cittadinanza dei genitori e per loro ci sarà la possibilità di ottenere quella italiana solo al compimento del diciottesimo anno di età, e solo dimostrando di possedere una serie di requisiti. In assenza di tali requisiti, pur avendo vissuto nel nostro paese per tanti anni, pur “essendone figli”, queste persone potrebbero non accedere mai a tale possibilità. Fino al riconoscimento della cittadinanza saranno a ogni modo vittima di discriminazioni rispetto ai diritti che spettano ai loro amici e compagni di scuola nati in Italia (ad esempio per alcuni bandi di borse di studio o alcune gite scolastiche all’estero).
Una condizione che potrebbe variare decisamente se in Italia fosse riconosciuto lo Ius Soli, ovvero il diritto ad ottenere la cittadinanza dello stato sul quale suolo si sia nati.

Manifestazione a Milano per chiedere l'approvazione della legge sulla cittadinanza. Credit: L'Italia sono anch'io
Manifestazione a Milano per chiedere l’approvazione della legge sulla cittadinanza. Credit: L’Italia sono anch’io

LA LEGGE IN DISCUSSIONE

A questo cambiamento punta la legge attualmente in discussione in Parlamento.
La genesi della proposta parte nel settembre 2011 quando ventidue organizzazioni sociali e sindacali che promuovono la campagna “L’Italia sono anch’io” raccolgono oltre 200mila firme per due proposte di legge di iniziativa popolare sulla riforma di cittadinanza e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo ai cittadini stranieri. Con la prima proposta si propongono sostanziali cambiamenti all’attuale legge sulla cittadinanza, sia per chi nasce in Italia da genitori stranieri, sia per i minori nati altrove, che anche per gli adulti.
Innanzitutto la legge punta ad introdurre lo ius soli, con il riconoscimento della cittadinanza italiana per le persone nate in Italia, con almeno un genitore legalmente soggiornante da almeno un anno. Lo stesso diritto verrebbe riconosciuto ai minori nati in Italia da genitori senza permesso di soggiorno o arrivati in Italia entro il decimo anno di età, che, a diciotto anni, possono inoltrare richiesta di cittadinanza.
Per quanto riguarda gli adulti si abbassano i tempi per il riconoscimento della cittadinanza che sarebbe possibile per uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni, piuttosto che dagli attuali 10.
Tuttavia, durante la discussione parlamentare, il testo depositato alla Camera il 7 marzo 2012 è stato piuttosto attenuato arrivando a prevedere – in quello approvato dalla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2015 – solo forme di Ius soli temperato e di Ius Culturae.
Lo ius soli “temperato” prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori è titolare di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, che può essere richiesto dagli stranieri residenti in Italia da almeno 5 anni in presenza di determinate condizioni. Questo nel caso di cittadini comunitari.
Per quanto riguarda gli extracomunitari la questione è ancora più complicata dovendo aderire ad altri tre parametri (oltre alla presenza di 5 anni): avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge e, infine, superare un test di conoscenza della lingua italiana.
In alternativa si può ottenere la cittadinanza attraverso lo ius culturae. Potranno così chiederla i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). Per quanto riguarda coloro che sono nati all’estero e sono arrivati in Italia fra i 12 e i 18 anni, la cittadinanza viene riconosciuta solo dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e aver superato un ciclo scolastico.
Una volta riscontrata l’esistenza di questi requisiti viene riconosciuta la cittadinanza che, tuttavia, è subordinata ad una dichiarazione di volontà presentata in Comune da un genitore entro il compimento della maggiore età del figlio.
Altro elemento di cui si costituisce la legge è la retroattività. Possono ottenere la cittadinanza anche le persone che abbiano superato il limite d’età di 20 anni per l’inoltro della domanda, maturando però nel frattempo i requisiti previsti dalla nuova legge. In questo caso la domanda sarà subordinata ad una verifica del ministero dell’Interno.

NON CI SONO LE CONDIZIONI. TUTTO RIMANDATO A SETTEMBRE

Revisionare e ‘temperare’ il testo non è però servito a mettere tutti d’accordo e così è stato lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni, nei giorni scorsi, a chiarire come attualmente non ci siano le condizioni per un’approvazione definitiva della legge prima dell’estate, rimandando la discussione all’autunno – quando saranno passati due anni dall’approvazione in prima lettura della Camera dei Deputati. Il rischio è che, con l’approssimarsi della fine della legislatura, la discussione sulla legge di bilancio possa definitivamente seppellire le possibilità che questa legge venga approvata.