#HumanRightsDay: l'Europa chiude, ma gli europei non devono limitare le libertà
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In occasione dello Human Rights Day, la giornata mondiale dei diritti umani, celebratasi il 10 dicembre, riproponiamo una riflessione di György Folk su come l’esigenza di sicurezza non possa e non debba giustificare compressioni dei nostri diritti e delle nostre libertà.
Folk è il caporedattore di Liberties.eu, un sito di notizie e campagne online del network European Liberties Platform, rete informale di ONG europee che si occupano di libertà civili (e di cui CILD fa parte). 

La ripubblichiamo perché crediamo sia una lettura importante per tutti: oggi più che mai è infatti fondamentale ricordare che non c’è sicurezza senza libertà.

 

“I mezzi di difesa contro la minaccia straniera storicamente sono diventati strumenti di tirannia in casa.” – James Madison, quarto presidente degli Stati Uniti.

 

Un sondaggio rivolto ai tedeschi sull’onda degli attacchi di Parigi ha riscontrato che nove su dieci approvano le misure governative di incremento della sicurezza nel paese. Il sondaggio Deutchlandtrend del canale televisivo ARD ha mostrato che il 91% dei tedeschi approva “misure di sicurezza appropriate”, come una presenza più forte della polizia e più controlli di sicurezza, mentre soltanto il 5% teme che queste misure possano rappresentare una minaccia ai diritti costituzionali.

Nel frattempo, in Belgio, la settimana di livello massimo di allerta anti-terrorismo durante la caccia all’ultimo sospettato degli attacchi di Parigi ha portato alla ribalta il partito anti-immigrazione della coalizione, N-VA. La Nuova Alleanza Fiamminga di Bart De Wever è determinata ad arrivare alle strutture centrali di potere.

 

“E’ l’11 settembre dell’Europa… L’opinione pubblica cambia. Ed esattamente come abbiamo visto negli Stati Uniti, verranno approvate nuove leggi in tutta Europa,” ha dichiarato De Wever.

 

Il Front National è il principale vincitore degli attacchi di Parigi

L’ultimo segnale delle politiche guidate dalla paura che avanzano a discapito delle libertà e dei diritti umani è la netta vittoria del Front National (FN), l’estrema destra francese, che è arrivata prima al primo turno delle elezioni regionali con il 27.9% dei voti.

Altrove, il 53.1% dei danesi ha votato contro una maggiore integrazione con l’UE, rifiutando di far proprie del politiche UE sulla giustizia e gli affari interni.

 

Anche le forze politiche moderate come i Cristiano Democratici tedeschi hanno di recente sfruttato la retorica della sicurezza contro l’immigrazione.

 

Quello a cui assistiamo oggi è la rinascita del dibattito sulle politiche di sorveglianza negli Stati Uniti. Sia la Francia che il Regno Unito di recente hanno annunciato programmi per potenziare la sorveglianza e altre misure volte a sventare il terrorismo in casa.

 

“Le quote aumentano la minaccia terroristica!”

All’inizio dell’anno l’ungherese Viktor Orban ha infiammato il dibattito pubblico europeo sui migranti facendo costruire un muro al confine meridionale del paese e di recente ha lanciato una campagna mediatica contro il piano delle quote dell’UE per distribuire i richiedenti asilo in tutto il continente.

Messaggi pubblicitari a tutta pagina nei quotidiani e in televisione hanno criticato il piano, contro il quale l’Ungheria e la Slovacchia hanno presentato un ricorso alla Corte di Giustizia Europea. Anche la Repubblica Ceca sta valutato se unirsi al caso, mentre la Polonia ha semplicemente annunciato che non parteciperà più alla ricollocazione dei rifugiati.

Una campagna sul sito del governo contro il piano delle quote afferma che l’Ungheria, con una popolazione pari a 10 milioni di cittadini, sarebbe tenuta ad accogliere almeno 160,000 persone. Tuttavia, il paese prevede di accogliere soltanto 1,294 persone tra le 160,000 da ricollocare.

 

Non poteva arrivare in un momento peggiore

Come i summenzionati eventi dimostrano, i politici europei non hanno esitato a sfruttare la paura dei cittadini e perfino i paesi più accoglienti nei confronti dei migranti stanno rimodellando le leggi sull’immigrazione sulle nuove misure di sicurezza. La reazione pubblica agli attacchi probabilmente si trasformerà in crescente xenofobia e rifiuto delle vigenti leggi su immigrazione e asilo, mentre gli interessi nazionali prevarranno contro i valori comuni europei.

 

Al contempo, i titoli dei media di tutti gli stati membri hanno dichiarato che uno dei più tangibili valori aggiunti dell’UE, la zona di libera circolazione Schengen, è a rischio.

 

Infine, le leggi al momento in discussione sulla raccolta di dati dei passeggeri aerei darebbero alle autorità europee nuovi poteri di sorveglianza, mentre le nuove regole sull’accesso alle armi da parte della Commissione Europea saranno probabilmente un ulteriore passo nella stessa direzione.

 

Dobbiamo imparare dal passato

E’ davvero il momento, quindi, che tedeschi, francesi, italiani, ungheresi – tutti gli Europei – garantiscano che l’Unione Europea e i governi nazionali non ripetano gli stessi errori commessi dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre e pongano fine alle guerre estere e agli scandali sulla sorveglianza di massa che minaccia le libertà e i diritti umani dei cittadini.

Nella Giornata sui Diritti Umani dobbiamo dire forte e chiaro che il malgoverno autoritario favorisce il terrorismo. Infatti, il radicalismo prospera in condizioni di repressione, corruzione e fallimento dello Stato.

 

[I contenuti della piattaforma Liberties sono disponibili con licenza Creative Commons (CC BY-NC 4.0)]