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La nostra Coalizione è tra le 14 organizzazione del terzo settore che hanno presentato oggi alla Camera le proprie proposte per rendere le decisioni pubbliche più trasparenti e partecipate.

È stata presentata oggi alla Camera la coalizione #Lobbying4Change di cui  Cild fa parte assieme ad altre 13 organizzazioni della società civile:  Altroconsumo, Associazione Antigone, Calciosociale, Cittadinanza Attiva, Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Cittadini per l’aria, CIWF Italia, Equo Garantito, Fondazione Etica, ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, Slow Food Italia, The Good Lobby. Insieme a lorochiediamo di accelerare l’iter di approvazione della legge sul lobbying ora in discussione in Commissione Affari Costituzionali.

La pandemia ha infatti evidenziato quanto sia urgente regolamentare il lobbying e renderlo più partecipato. Lo confermano anche i dati dello studio Interest Representation during the Coronavirus Crisis, condotto dalle Università di Amsterdam, Copenhagen e dal Trinity College di Dublino, intervistando 1.443 gruppi di interessi di 10 Paesi europei diversi, tra i quali anche l’Italia.

Fra il 20% dei soggetti intervistati che ha visto diminuire le interazioni con i decision makers figurano soprattutto le organizzazioni della società civile, che hanno quindi subito una contrazione delle attività di rappresentanza degli interessi superiore a quella del mondo business. Dalla ricerca emerge anche come il settore corporate  percepisca mediamente di aver influenzato molto più le scelte della politica di quanto non sia accaduto per i soggetti non profit, in Italia così come in altri Paesi dell’UE.

Con l’arrivo del Recovery Fund europeo, assisteremo alla più grossa iniezione di fondi pubblici nel sistema economico italiano dai tempi della Seconda guerra mondiale, oltre 200 miliardi di euro.

Temiamo che senza una legge sul lobbying capace di garantire effettiva trasparenza e partecipazione della società civile, la politica finisca per favorire solamente chi è più avvantaggiato nei rapporti con il potere e tutti quei soggetti più pronti ad “accogliere” gli investimenti pubblici, escludendo dal piano di “recupero” per il Paese le categorie maggiormente colpite e i portatori di interessi generali che hanno più limitata capacità di farsi ascoltare.

La congiuntura politica per regolamentare finalmente il lobbismo potrebbe essere perfetta. Silvia Fregolent (Italia Viva), Marianna Madia (PD) e Francesco Silvestri (M5S), parlamentari appartenenti ai tre principali azionisti della maggioranza di governo hanno presentato disegni di legge in merito e durante il ciclo di audizioni in Commissione affari costituzionali, iniziato nel febbraio di quest’anno, tutti i soggetti ascoltati, partendo dalle società di lobbying fino ad arrivare alla società civile, hanno espresso il parere favorevole sulle proposte in esame, rimarcando la necessità e l’urgenza di regolare il lobbying nel nostro Paese.

A questo si aggiunge il supporto mostrato dalle oltre 11.000 persone che hanno firmato la petizione per una legge sul lobbismo lanciata da #Lobbying4Change. Insomma, la maggioranza sembra avere la strada spianata: se la legge non si farà di chi sarà la colpa?