PRIDE: l’Italia marcia con orgoglio in difesa dei diritti LGBTI

Copyright: Flickr, David Stone (CC BY-SA 2.0)
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A cura di Andrea Li e Perrine Martin.

Anche quest’anno l’onda Pride ha invaso le strade di tutta Italia. 28 le città coinvolte, migliaia di persone e bandiere arcobaleno. Le parole di Sebastiano Secci, presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, ci ricordano il perché della mobilizzazione: “Ci sentiamo portavoce della lotta partigiana, protagonisti della nostra battaglia, diversa ma idealmente affine, iniziata a Stonewall il 28 giugno dell’anno 1969 contro ogni forma di oppressione, prevaricazione, omologazione e normalizzazione delle nostre identità, dei nostri orientamenti affettivi e sessuali”.

Perchè una rivolta sollevatasi negli Stati Uniti nel 1969 continua ad avere un forte impatto sulla comunità LGBTI di tutto il mondo? Vediamolo insieme.

 

L’origine del Pride: la rivolta di Stonewall Inn

Negli Stati Uniti, il decennio degli anni ‘60 è stato segnato da tensioni forti tra la polizia e le comunità gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. L’intolleranza della polizia nei confronti di queste comunità era aggravata e sostenuta da leggi che discriminavano apertamente la comunità LGBTI. A New York per esempio, la legge puniva i gestori di locali che servivano persone gay per “favoreggiamento” dell’omosessualità, considerata un “crimine contro la natura”.

Nella notte del 28 giugno 1969, la polizia irruppe all’interno del bar Stonewall Inn (New York). Vista l’illegalità dell’omosessualità in ben 49 stati americani, all’epoca le irruzioni nel locale erano frequenti. Quella sera, però, molte persone si opposero all’arresto, generando ben presto una folla che nei giorni successivi avrebbe raggiunto le migliaia di persone. Dalle urla si passò presto agli scontri fisici. Simbolo di Stonewall diventò presto Sylvia Rivera, la donna transgender che si vuole abbia lanciato la prima scarpa (rossa, con tacco) contro la polizia scatenando poi le reazioni contro la polizia.

 

Copyright: Flickr, Elvert Barnes (CC BY-SA 2.0)

La rivolta, segnò così l’inizio di una nuova era. Come affermato da Richard Joseph Leitsch, presidente della prima organizzazione per i diritti degli omosessuali negli Stati Uniti d’America, The Mattachine Society, era la prima volta che migliaia di persone LGBT si ribellavano pubblicamente e scendevano in piazza per protestare.

Il significato ed il valore di Stonewall si trovano nell’animo della comunità LGBTI, la quale, dopo un lungo periodo di invisibilità dinanzi alla politica, alle leggi, e ai vari governi, ha deciso di protestare per il riconoscimento dei propri diritti, dando vita al Gay Pride.

 

Diritti LGBTI in Italia: quando la discriminazione è istituzionale

Stando alla classifica Rainbow Europe redatta da ILGA-Europe sulla situazione dei diritti lgbti in Europa, l’Italia si posiziona al 32esimo posto su 49 stati. Una posizione molto bassa, specie alla luce dell’introduzione dell’istituto delle unioni civili risalente al 2016 . Una situazione che non sembra destinata a migliorare alla luce delle posizioni assunte dalle forze politiche a capo della nuova legislatura. Posizioni ostili, come quella del neo ministro per la famiglia Fontana.

Dopo aver definito le unioni tra persone dello stesso sesso “schifezze”, Fontana ha dichiarato al Corriere della sera che la famiglia è quella naturale, dove il bambino deve avere una mamma e un papà, negando l’esistenza stessa  non solo delle famiglie omosessuali, ma anche di tutte quelle famiglie che non corrispondono al modello “tradizionale” difeso da Fontana.

Immediate le reazioni del mondo LGBTI. Tra queste, quella della presidente dell’associazione Famiglie arcobaleno, Marilena Grassadonia: “Come fa un ministro della Repubblica ad affermare che noi e i  nostri figli non esistiamo, quando non solo i nostri bambini sono perfettamente inseriti nella società, nella scuola, tra i loro coetanei, ma decine di sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione, e sempre più comuni che riconoscono i nostri figli alla nascita, certificano con noi esistiamo a tutti gli effetti, anche giuridicamente, per lo Stato italiano”.

Ad oggi l’Italia è ancora un paese in cui essere LGBTI incide fortemente come fattore di disuguaglianza quotidiana (ne abbiamo parlato anche nella nostra guida al voto). Nonostante ciò, la necessità di riformare il diritto di famiglia – e più in generale di lottare contro l’omo-bi-transfobia in tutte le sue forme – non è nell’agenda del governo.

 

Mobilitazioni in difesa dei diritti LGBTI

L’edizione 2018 dell’Onda pride ha quindi una particolare rilevanza nel perseguimento della lotta per i diritti delle comunità LGBTI italiane. Partita il 19 maggio da Bergamo, l’onda si concluderà a settembre con il Palermo Pride (quì il calendario completo). Per la sfilata di Roma del 9 giugno, che ha riunito centinaia di migliaia di persone, è stato scelto lo slogan “Brigate arcobaleno, la liberazione continua” con una testimone di eccezione, la partigiana Tina Costa – staffetta e fiancheggiatrice delle brigate Garibaldi – ritratta con in braccio Viola, figlia di due mamme. Un messaggio chiaro, quello lanciato: la resistenza continua.

Il tema di integrazione e accettazione di diverse comunità rientra nel discorso di intersezionalità che trascende ogni categoria sociale. Il pride è vedere, nello stesso corteo, persone con storie ed identità diverse con l’obiettivo comune di ottenere eguali diritti. Questo lo spirito di Magen David Keshet Italia – organizzazione indipendente che unisce ebrei LGBTI e membro della nostra Coalizione – che ha partecipato al Gay Pride per promuovere e sostenere le rivendicazione di tutta la comunità LGBTI, anche quella ebraica. Da sfatare l’idea che il Pride sia aperto solo alle minoranze sessuali e di genere. Per dirlo con le parole di Irene, 35 anni : “Sono etero, ma credo che sia importante essere qui. In nome della libertà di essere quello che si vuole, la libertà di essere felici”.
Se a Roma non era presente la sindaca, a Torino invece la prima cittadina Chiara Appendino ha preso parte alla marcia. Nelle prossime settimane si terranno altri 15 Pride in diverse città italiane. Per citarne alcuni: Milano il 30 giugno, Bologna il 7 luglio e Napoli il 14 luglio. Quarantanove anni dopo la famosa notte della rivolta di Stonewall Inn, il Pride sarà anche quest’anno l’occasione per scendere in piazza e difendere i propri diritti al fine di superare l’eteronormatività. La lotta per i diritti LGBTI non deve limitarsi a questa giornata, ma deve andare oltre. Solamente denunciando quotidianamente atti e discorsi discriminatori e promuovendo una piena uguaglianza si arriverà alla creazione di una società e di una politica inclusiva.