Legalizzazione vs proibizionismo. La nostra guida al voto sulla cannabis

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Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo abbiamo deciso di fare il punto su alcuni temi che interessano da vicino i diritti umani e le libertà civili. Piccole guide al voto per orientarvi nel dibattito, raccontandovi le politiche attualmente in vigore, le proposte di cambiamento avanzate negli ultimi anni – se ce ne sono state – e gli impegni assunti dai partiti politici nei loro programmi.

La prima “guida” è quella sulla cannabis.

I dati sul suo consumo fotografano un’abitudine ben radicata tra la popolazione italiana. È infatti la cannabis la sostanza illegale più utilizzata nel nostro Paese: in questi ultimi anni ne ha fatto uso il 9.8% degli italiani – 6,1 milioni secondo stime ISTAT – percentuale che sale al 19% se consideriamo la popolazione giovanile, quella tra i 15 e i 34 anni, e raggiunge il 27% se ad essere esaminata è la fascia d’età tra i 15 e i 19 anni, uno studente ogni tre.
Tutto ciò nonostante negli ultimi 25 anni la quasi totalità delle politiche anti droga italiane siano state contrassegnate da dogmi proibizionistici e siano andate nell’unica direzione della criminalizzazione dei consumatori di cannabis.
Era il 1991 quando l’entrata in vigore della legge Iervolino-Vassalli segnava l’inizio della War on Drugs italiana, da allora centinaia di migliaia di persone sono finite nel circuito della giustizia penale, intasando i tribunali e andando a gravare sulle già sovraffollate carceri del nostro Paese. La situazione si è anzi aggravata nel 2006 anno della legge Fini-Giovanardi (poi abrogata dalla Corte Costituzionale nel 2014). Equiparando le cosiddette droghe “leggere” a quelle “pesanti”, la Fini-Giovanardi ha contribuito a portare in carcere oltre 250.000 persone (ne parliamo più approfonditamente su Non me la spacci giusta).
Volendo quantificare il danno prodotto dal proibizionismo, oltre che in costi umani in termini economici, possiamo dire che l’Italia spende ogni anno tra carceri, operazioni di polizia e tribunali oltre un miliardo e mezzo di euro.

Il Dipartimento Politiche Antidroga nella Relazione annuale al Parlamento sullo Stato delle Tossicodipendenze in Italia del 2017, valuta in un valore pari allo 0.9% del Pil nazionale il peso delle attività legate agli stupefacenti in mano alla criminalità organizzata.
Risorse – e ce ne sono molte, insieme a centinaia di migliaia di posti di lavoro, come spiega sempre Non me la spacci giusta – che, invece di finire alle narcomafie, potevano essere investite per la riduzione del danno, per l’educazione dei più giovani rispetto al tema droghe, nonché per il miglioramento del sistema di welfare pubblico.
Un dibattito meno ideologico e più svincolato da logiche repressive e proibizioniste, permetterebbe inoltre di poter affrontare in maniera finalmente libera la questione relativa alla cannabis terapeutica. Potersi curare con farmaci derivati della cannabis è ancora oggi un’impresa: sono pochi i medici a prescriverla, sono poche le farmacie a lavorare le preparazioni e soprattutto sono poche le scorte di farmaco. Negli ultimi mesi in tanti hanno dovuto sospendere i loro piani terapeutici, una eventualità per evitare la quale, abbiamo preparato anche una diffida verso ministero della Salute e Asl competenti territorialmente.

senato cannabis
Foto: Cannabis Terapeutica Ultimo Atto

Cosa è successo nell’ultima legislatura?

Nell’ottobre dello scorso anno la Camera dei Deputati iniziava a discutere e in seguito approvava, un disegno di legge – c.d. stralcio Miotto, dal nome dalla relatrice PD in commissioni Affari Sociali – che regolava l’uso della cannabis per finalità terapeutiche. La fine della legislatura, unita alla mancata discussione in Senato, hanno di fatto sepolto la legge, su cui già pesavano parecchie critiche.

Nel luglio 2015, quando per la prima volta era stata presentata, la legge aveva il sostegno di 300 parlamentari – senatori e deputati di partiti diversi – che si erano uniti nell’Intergruppo Cannabis Legale.
Nella sua forma originale, la proposta di legge non si limitava all’aspetto terapeutico, ma intendeva legalizzare la cannabis anche per uso ricreazionale.
Per capire la fiducia di cui la proposta godeva anche fuori dall’aula parlamentare, va ricordato che nello stesso periodo in cui l’intergruppo lavorava a questa proposta, era stato presentato al Parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare, Legalizziamo!, sostenuto da 60.000 firme di cittadini. Quest’ultima, partendo da posizioni simili a quelle dell’Intergruppo, era generalmente considerato ancora più favorevole nei confronti dei consumatori.

Circa un anno dopo la pubblicazione della proposta iniziale, questa ha iniziato il suo iter parlamentare, passando come prima tappa dalle commissioni competenti (ovvero gruppi parlamentari che si occupano di argomenti specifici) in questo caso quelle di Giustizia e Affari Sociali.
È qui che la proposta perde il suo proposito iniziale e viene completamente stravolta: le due commissioni intervenendo sull’impianto della legge ne alterano il significato originario rimuovendo completamente la parte che avrebbe regolato l’uso ricreativo e limitato il dibattito all’uso terapeutico, tra l’altro dal 2007 già disciplinato dai decreti del ministro della sanità: è lo stralcio Miotto poi decaduto con la fine della legislatura.

Un primo intervento è stato invece portato avanti per quanto riguarda l’approvvigionamento di cannabis a scopo terapeutico. Dopo l’autorizzazione concessa allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze è rimasto invariato il problema della strutturale mancanza di farmaci derivati della cannabis, per tentare di arginare il quale, nell’ultimo decreto fiscale sono stati stanziati finanziamenti pari a 2,3 milioni di euro da destinare allo Stabilimento stesso per incrementare la produzione della cannabis. Inoltre è stata prevista la possibilità anche a soggetti privati di produrre cannabis a fini terapeutici sotto il controllo dell’Aifa.

Interventi marginali, che come abbiamo avuto modo di vedere in questi giorni, non sono riusciti a risolvere il problema dell’approvvigionamento dei farmaci e tantomeno a garantire il diritto alla salute dei malati.

Foto. Intergruppo Cannabis Legale

Dove bisognerebbe intervenire?

Le proposte ci sono, vanno solo riprese, discusse e approvate. Sicuramente il disegno di legge dell’Intergruppo cannabis legale, integrata dalla proposta di legge di iniziativa popolare Legalizziamo!, rappresentano un ottimo punto di partenza. Inoltre c’è un’ulteriore proposta, avanzata da diverse organizzazioni che si occupano di droghe e giustizia, che appare ragionevole ed è quella che punta a modificare il Testo Unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990 N. 309, in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno.

Ma quante possibilità ci sono che la prossima legislatura intervenga con decisione su questo tema? Scopriamolo analizzando i programmi (o le dichiarazioni programmatiche) di alcuni partiti.

Legalizzazione vs. proibizionismo nei programmi dei partiti

Centro-destra: La coalizione di centro destra ha presentato un programma comune per le elezioni del 4 marzo dal quale è del tutto assente il tema cannabis. Queste sono le posizioni dei principali partiti della coalizione e dei loro leader sul tema.

  • Forza Italia: nell’ultima legislatura il gruppo parlamentare di Forza Italia si è opposto al disegno di legge sulla legalizzazione e ha votato contro anche quando la discussione in aula è continuata relativamente alla sola cannabis terapeutica. Dichiarazioni sulla posizione del partito in materia possono essere trovate sul sito del gruppo parlamentare del partito. Il leader di Forza Italia, Berlusconi ha dichiarato in una intervista:
    “Legalizzare la cannabis trasformando l’uso di droga in un comportamento socialmente accettato ed accettabile, mi sembra un grave errore, culturale prima che giuridico” ha affermato Berlusconi durante l’intervista  “La droga, anche quella leggera, è il contrario della libertà, e aggiungo della dignità della persona”.
  • Lega: come per Forza Italia, anche la lega nell’ultima legislatura il gruppo parlamentare della Lega si è opposto al disegno di legge sulla legalizzazione e ha votato contro anche quando la discussione in aula è continuata relativamente alla sola cannabis terapeutica.
    Quando in parlamento iniziava la discussione sulla legge per legalizzare la cannabis, il presidente Salvini ha dichiarato: “Sono personalmente contrario: sarei per la legalizzazione e la regolamentazione della prostituzione, perché fino a prova contraria il sesso non fa male, la cannabis sì”. il leader della Lega è invece meno netto sulla cannabis terapeutica: “Se i medici dicono che serve per curare… Per carità di Dio, ma come svago assolutamente no”.
  • Fratelli d’Italia: il gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia si è opposto al disegno di legge sulla legalizzazione e ha votato contro anche quando la discussione in aula è continuata relativamente alla sola cannabis terapeutica. Le motivazioni sono spiegate dal presidente del partito Giorgia Meloni: “Fratelli d’Italia ha votato contro la proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis ad uso terapeutico perché i contorni della norma sono così poco chiari che si rischia, in sostanza, una legalizzazione mascherata di questa sostanza per uso ricreativo”. Sul sito del partito si possono trovare altre dichiarazione sul tema.

Centro-sinistra: la coalizione di centro-sinistra ha al suo interno posizioni più o meno dichiarate. Non è chiaro se in quel meno ci sia una contrarietà.

  • PD: nel programma del partito non sono presenti riferimenti al tema della legalizzazione e alla cannabis in generale. Nell’estate scorsa, da segretario del partito, Renzi aveva annunciato che la legge dell’Intergruppo non sarebbe passata per assenza dei numeri, senza spiegare quale fosse la sua posizione e quella del suo partito.
  • +Europa: alla voce Diritti del programmasi può leggere: “Promuoviamo strategie di legalizzazione e regolamentazione dell’uso delle droghe in un’ottica di riduzione del danno sul consumo personale, nel nome della libertà individuale, della lotta alla criminalità e del contrasto ai profitti delle narco-mafie, della tutela della salute pubblica, della libertà di accesso alle cure e della libertà di ricerca sull’uso medico e scientifico di tali sostanze.”

Movimento 5 stelle: non sono presenti riferimenti al tema della legalizzazione e alla cannabis in generale. Durante l’ultima legislatura il Movimento 5 stelle si è speso favorevolmente sul tema della cannabis terapeutica, sul sito del partito alla camera si può leggere:
“Grazie agli emendamenti del MoVimento 5 Stelle, ora sarà possibile coltivare e trasformare cannabis anche in altri stabilimenti, enti e imprese oltre quello chimico farmaceutico militare di Firenze; inoltre, si stabilisce lo sviluppo di nuove preparazioni a base di cannabis per la distribuzione nelle farmacie, dietro ricetta medica non ripetibile. Di fatto passa la linea, da noi sempre sostenuta, che i trattamenti a base di cannabis non siano solo palliativi, ma abbiano effetti curativi veri e propri per molte malattie. Infine il governo ha preso anche la nostra proposta di formare personale medico, sanitario e sociosanitario che abbia competenze specifiche sull’uso terapeutico di preparazioni a base di cannabis. Dispiace soltanto che il governo non abbia avuto il coraggio di andare fino in fondo e abbia respinto la nostra proposta di consentire l’autoproduzione di cannabis per soli fini terapeutici: questo avrebbe permesso a tanti malati di potersi curare senza essere costretti a ricorrere al mercato della cannabis illegale.”

Liberi e Uguali: nel programma del partito non sono presenti riferimenti al tema della legalizzazione e alla cannabis in generale. Daniele Farina – candidato alle prossime elezioni e già relatore del disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis alla Camera – ha dichiarato: “Un grande piano verde è nel programma Liberi e Uguali. Penso all’ottimo ovvio ma anche a questo. Legalizzare può cambiare il Paese, contrastare le mafie, dare un futuro diverso a noi e alle generazioni che seguiranno. Avrei preferito vederlo su carta ma, da che ho ricordi, in realtà non l’ho mai trovato scritto, in tempo di elezioni. Tuttavia il mondo, nonostante l’italia, va avanti e i tempi sono più che maturi. Conto che, in questa campagna elettorale, la buona novella attraversi tutti i collegi sulle spalle dei candidati, i migliori ovviamente.”

Potere al Popolo: alla voce Giustizia del programma elettorale si può leggere, tra le richieste: “legalizzazione delle droghe leggere e la depenalizzazione del consumo di sostanze”. Inoltre è dedicata alla questione cannabis un’intera sezione “Uso terapeutico della Cannabis”, in cui si può leggere: “Sarebbe fondamentale sostenere con forza la decriminalizzazione di qualsiasi uso della cannabis: continua questa forma assurda di proibizionismo che, anche secondo il parere delle autorità competenti, è assolutamente inutile e inefficace. È stato calcolato che si sottrarrebbero alla criminalità 10 miliardi di euro l’anno, oltre ad alleggerire le presenze all’interno delle carceri e dei fascicoli in attesa di giudizio.”

Casapound: non sono presenti riferimenti alla legalizzazione della cannabis. Il leader del partito Di stefano intervistato sul tema, ha dichiarato: “Sono temi etici su cui Casapound non ha una posizione ufficiale. Sicuramente a noi piacerebbe avere uno stato in cui la gente non avesse la necessità di drogarsi, ma non che necessariamente sia vietato. Non sentirne il bisogno non perché vietato, ma perché non si senta la necessità di questo sottrarsi dalla realtà. È vero che legalizzando le sostanze si potrebbe in qualche maniera sottrarre ricchezza alle criminalità organizzata, ma è anche vero che eticamente siamo contrari ad uno stato che vende droghe. […] Per quanto riguarda l’uso medico devo dire che se la scienza ci dice che hanno un’utilità effettiva sui malati terminali per evitargli sofferenze e dolori inutili, noi non vediamo nulla in contrario”.