Cannabis terapeutica: al Senato l’ultima chiamata

Un momento della conferenza stampa [Fonte: Fuoriluogo.it]
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“Cannabis Terapeutica, ultimo atto: cosa si può ancora fare prima della fine della legislatura?”. Questo è il tema della conferenza stampa tenutasi lo scorso 30 novembre presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica.

Due i tratti comuni dei tanti interventi delle associazioni, dei medici, dei farmacisti e dei malati: la consapevolezza che il testo approvato dalla Camera – e in attesa di approvazione al Senato – non sia la migliore norma possibile e, al contempo, la ferma convinzione della necessità di approvare comunque, e in tempi rapidi, la legge sulla cannabis terapeutica per ridare dignità ai tanti malati che ad oggi non riescono ad accedere alle cure.

Una legge rimaneggiata

Quella approvata dalla Camera lo scorso 19 Ottobre, è infatti una legge mutilata rispetto al testo proposto dall’Intergruppo Cannabis legale.

Nel cosidetto “stralcio Miotto” – dal nome dalla relatrice PD in commissioni Affari Sociali – si è deciso di escludere qualsiasi riferimento alla legalizzazione della cannabis, limitandosi a poche e confuse disposizioni riguardanti l’uso terapeutico.

Le difficoltà per i malati continuano ad essere ancora tante, una fra tutte le limitazioni delle scorte di medicinali.

Il testo non ovvia a queste mancanze e, anche se  lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze non sarà più il solo autorizzato a coltivare cannabis a fini medici in Italia, i malati si vedono ancora preclusa la possibilità di coltivazione per uso personale.

“Le battaglie vengono vinte quando scendono in campo i malati”

Ne è convinto Andrea Trisciuoglio, fondatore dell’Associazione Lapiantiamo e malato di sclerosi multipla che, per il suo intervento, porta provocatoriamente in sala una pianta di cannabis.

Ma quali sono le difficoltà che incontrano i malati che in Italia vogliono curarsi con la cannabis?

“Sono malato di sclerosi multipla da 13 anni e da 5 mi curo con la cannabis. La cannabis è riuscita a darmi il senso di continuare a vivere” racconta Alessandro Raudino Presidente Cannabis Cura Sicilia, che aggiunge “l’approvvigionamento, la prescrizione e i medici che prescrivono cannabis sono sempre pochi, da agosto ho difficoltà a reperire cannabis”.

“Sono rimaste poche farmacie in Italia da cui potersi rifornire – gli fa eco Marco Ternelli farmacista, uno dei pochi da cui i malati italiani possano rifornirsi – le richieste sono migliaia, i rifornimenti mancano da maggio. Siamo di fronte ad un assalto alla Bastiglia dei malati che non hanno più medicine”

Un diritto negato

Per un malato in Italia, curarsi con la cannabis è un’impresa. Per prima cosa occorre trovare un medico che la prescriva e, anche a causa di una scarsa conoscenza in materia, in Italia quest’ultimi sono pochissimi.

Secondo Paolo Poli della SIRCA – Società Italiana Ricerca Cannabis, l’unica a fare ricerca sulla cannabis terapeutica in Italia – la ricerca scientifica è poca, come poca è la formazione del personale medico: “un medico deve avere a disposizione una conoscenza adeguata, in base al paziente va cambiata la cura. Ci sono vari tipi di cannabis. Ad esempio ad un bambino che soffre di epilessia devo curarlo con farmaci senza THC, con un adulto è diverso”

Una volta riusciti ad ottenere la prescrizione medica, come abbiamo visto, c’è la difficoltà di trovare una farmacia in cui reperire il preparato medico.

Nel nostro Paese inoltre, le scorte di cannabis terapeutica non sono sufficienti al fabbisogno nazionale. I malati devono fare affidamento sulle esportazioni provenienti dall’Olanda: in questo caso è l’alto prezzo del prodotto a creare una barriera all’accesso alle cure.

I rischi del mercato nero

A causa delle difficoltà di reperire le medicine e all’alto prezzo delle cure, sono sempre di più i malati che decidono di bypassare l’impasse rivolgendosi al mercato nero.

È la storia di Alberto, cameraman cinquantenne  e con una figlia maggiorenne, che da dieci anni combatte contro l’epilessia e la cui situazione clinica è migliorata grazie all’utilizzo di cannabis. Alberto è stato condannato dal giudice perchè – a causa della mancanza della prescrizione – trovato con delle piantine di cannabis in casa.

Rivolgendosi al mercato nero vengono a mancare poi due elementi fondamentali per la riuscita di una terapia: la certezza della purezza della sostanza e del quantitativo di principio attivo presente in essa.

Cannabis Terapeutica: ultimo atto

Qualcosa si sta comunque muovendo. Il decreto fiscale approvato dalla camera il 30 novembre ha previsto un finanziamento di 2,3 milioni di euro per lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Il fondo sarà utilizzato per incrementare la produzione della cannabis ad uso terapeutico, produzione che si vuole aumentare permettendo che anche altri soggetti – dopo dovuta autorizzazione – possano produrre cannabis a fini terapeutici sotto il controllo dell’Aifa.

Il decreto prevede inoltre l’aggiornamento periodico del personale medico, sanitario e sociosanitario da realizzarsi attraverso corsi di formazione professionale sulle potenzialità terapeutiche delle preparazioni a base di cannabis nelle diverse patologie e, in particolare, nel trattamento del dolore. Timide aperture verso le istanze dei malati, ma il diritto alle cure è ancora lontano dall’essere garantito a tutti.

L’approvazione dello “stralcio Miotto” sarebbe un primo passo in questa direzione, in attesa ovviamente di una completa legalizzazione.

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