Sport e integrazione. Inizia da Rebibbia la stagione di Atletico Diritti

Un momento della partita tra Atletico Diritti e la nazionale dei detenuti di Rebibbia. Credit: Atletico Diritti
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Nuove maglie, nuovi sponsor, una nuova disciplina con cui confrontarsi, il basket, ma lo stesso obiettivo di sempre: utilizzare lo sport come strumento di integrazione.

È stata presentata ieri al carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, la stagione 2017/2018 della Polisportiva Atletico Diritti, nata dall’iniziativa di Antigone e Progetto Diritti, due associazioni che da oltre venti anni si occupano rispettivamente di giustizia e migranti. Per la quarta volta, la squadra di calcio dell’Atletico Diritti scenderà in campo nella Terza Categoria del Lazio. I calciatori sono studenti, migranti e persone in esecuzione penale. Interamente rinnovata la divisa da gioco, che vede i loghi delle realtà che sostengono la squadra: Banca Etica, Università Roma Tre, Legance Avvocati Associati e la nostra Coalizione.
In più un disegno speciale, quello realizzato da Zerocalcare, che accompagnerà la squadra per l’intera stagione.

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Zero Scuse recitava il titolo dell’iniziativa. Lo sport può costituire davvero uno strumento formidabile per l’integrazione, come dimostra l’esperienza dell’Atletico Diritti, in un momento drammatico quale quello che stiamo vivendo, contrassegnato dal muoversi di milioni di persone costrette a scappare dai loro paesi, il calcio e tutto lo sport in generale sono chiamati ad assumersi le loro responsabilità.

Di questi temi hanno discusso le persone intervenute: il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il direttore della Casa di Reclusione di Rebibbia Rosella Santoro, la Responsabile strategia e responsabilità sociale del Coni Teresa Zompetti e il Direttore di Banca Etica Alessandro Messina.

Proprio Banca Etica si è anche impegnata a donare materiale tecnico e sportivo per i detenuti del carcere di Rebibbia.

L’incontro è stata anche l’occasione per richiamare la campagna Sign and Pass, lanciata nel giugno scorso dall’FC Barcelona e dall’UNHCR per sensibilizzare sulla tragedia dei rifugiati.

“E’ importante che una grande società sportiva abbia scelto di spendere il proprio nome su un tema come quello dei rifugiati”, ha detto Susanna Marietti durante l’incontro. “Lo sport può avere un ruolo essenziale, sia nell’integrazione concreta delle persone nel tessuto sociale che nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Il calcio, in particolare, sa arrivare davvero a tutti con i propri messaggi. È per questo che oggi chiediamo che anche i club italiani si uniscano a Sign&Pass. Ed è per questo che da anni ci battiamo per un nuovo regolamento, affinché la Figc allarghi le maglie per l’accesso al calcio così da non escludere i richiedenti asilo”.

Le tre squadre insieme. Credit: Atletico Diritti
Le tre squadre insieme. Credit: Atletico Diritti

A parlare è stato poi il campo. All’interno del carcere si sono infatti affrontate la squadra dell’Atletico Diritti, la squadra dei magistrati di Magistratura Democratica e la nazionale dei detenuti del carcere di Rebibbia, come è stata presentata da Mauro, il quale ha spiegato essere formata dai migliori giocatori di tutte le sezioni. E sul campo si è visto. Infatti la nazionale dei detenuti si è imposta in entrambe le partite disputate, supportata anche dagli altri reclusi, vincendo così il triangolare.

Alla fine strette di mano, abbracci, foto di gruppo e un appuntamento per una nuova partita.