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Anche quest’anno CIVICUS ha pubblicato lo State of Civil Society Report, prendendo in esame gli eventi salienti che coinvolgono e riguardano la società civile in tutto il mondo.

Il rapporto evidenzia chiaramente un vero e proprio stato di emergenza per cittadini e organizzazioni non governative: solo il tre percento della popolazione globale vive in Paesi dove lo spazio civico è completamente aperto e libero. Le limitazioni e i vincoli sono in atto in ben 106 Paesi: ciò significa che le restrizioni sono diventate la norma, piuttosto che l’eccezione. Restrizioni a livello legislativo, chiusura forzata di organizzazioni, denigrazione pubblica, detenzioni, violenza e uccisioni sono i metodi utilizzati per la repressione di quel poco che è rimasto dello spazio civico.

La sfida più grande è presentata dalla minaccia più grave: la crisi della democrazia. Lo scorso anno ha visto sollevazioni politiche che hanno indebolito la sovranità popolare, incoraggiando la divisione e aumentando gli attacchi alla società civile. Leader populisti di estrema destra hanno acquisito o consolidato potere in Paesi come Ungheria, India, Filippine, Russia e Turchia.

Per reagire, la società civile deve comprendere la rabbia che guida questi cambiamenti politici, spiega il rapporto. In molti Paesi la gente si sente sempre più insicura e vede le élite politiche lontane, ma vicine agli interessi della globalizzazione economica. Proprio a causa di questa mancanza, molti rifiutano la competizione politica convenzionale, affidandosi a posizioni estremiste. Quando la società civile cerca di rispondere, il rischio a cui va incontro è quello di venire associata al problema, alla governance fallita delle élite, e non viene percepita come promotrice di soluzioni.

Una nuova battaglia di idee e strumenti

La nuova battaglia di idee politiche viene giocata ora attraverso i media, aumentando la pressione sulla libertà di espressione: garanzie costituzionali indebolite, contenuti bloccati o filtrati, giornalisti minacciati e un’impunità che permane.

Tuttavia, i gruppi progressisti di cittadini non rimangono fermi a guardare. Lo scorso anno è stato segnato da numerose proteste di massa, tra cui le imponenti “Sister Marches”, una serie di manifestazioni su diversi temi sociali che hanno mobilitato la popolazione negli Stati Uniti e nel mondo contro il Presidente Trump; proteste recenti sono guidate da donne in difesa dei propri diritti in Argentina, Brasile e Polonia; altre grandi manifestazioni sono state condotte in Cile e Sudafrica.
Proteste di massa si sono verificate anche in contesti altamente restrittivi, come in Etiopia, dove in centinaia sono stati uccisi e migliaia di persone incarcerate.

La mappa del progetto CIVICUS Monitor
La mappa del progetto CIVICUS Monitor

Un altro aspetto problematico è raffigurato dalla lenta erosione dell’internazionalismo: i leader populisti hanno poco tempo per le istituzioni internazionali. Nonostante ciò, la società civile continua a contribuire al miglioramento del sistema internazionale, mettendo in primo piano i diritti umani, sfidando l’esclusione e promuovendo la giustizia sociale.
La risposta della società civile alla crisi della democrazia deve essere perciò considerata seriamente: la rabbia dei cittadini non deve essere sottovalutata, ma compresa. Bisogna essere pronti e reagire alla disillusione che verrà quando i politici populisti falliranno, proponendo alternative valide alle richieste dei cittadini.

La società civile e il settore privato

Le grandi multinazionali hanno ormai più potere degli Stati. Per la società civile, questo spostamento modifica anche il suo modo tradizionale di lavorare, dovendo essa porre più attenzione al settore privato e trovare nuove strategie per relazionarvisi.

Molte imprese svolgono attività che hanno un serio impatto sui diritti umani, causando danni ambientali, forzando migrazioni o negando il diritto al lavoro con l’incremento della corruzione e non pagando le tasse. D’altra parte, il settore privato gioca un ruolo multilaterale sempre più importante. Se paragonate alla società civile, le imprese hanno un accesso privilegiato agli incontri delle Nazioni Unite e vengono considerate come i principali attori che possono implementare i Sustainable Development Goals, con un rischio per la prima di essere accantonata in favore di un quadro complessivo in cui i business scelgono quali Goals implementare e quali mettere da parte.

 

I Sustainable Development Goals sono stati definiti dalle Nazioni Unite nel 2015
I Sustainable Development Goals sono stati definiti dalle Nazioni Unite nel 2015

In questo contesto, la società civile deve spingere il business a sostenere lo spazio civico. Il primo passo vitale verso la convivenza tra i due sarebbe l’esecuzione del principio “first do no harm”, ma bisogna andare oltre: il settore privato deve supportare e difendere lo spazio civico attivamente, creando anche partnership strategiche e discutendo apertamente delle difficoltà di una collaborazione del genere.

Per concludere, sono necessarie più connessioni tra le varie organizzazioni che operano in diversi campi: a questo scopo, le coalizioni della società civile consentono di mettere in atto una serie di azioni differenti e perseguirle simultaneamente: esse possono aiutare la società civile a lavorare con le multinazionali ma senza riprodurre le loro dinamiche di potere. Nuovi impegni e coinvolgimenti sono necessari e possibili, concludono da CIVICUS. Cosa ci porterà il prossimo anno?

 

Approfondimento a cura di Caterina Dollorenzo.

Foto copertina: Proteste a Londra contro il Muslim ban, gennaio 2017 (Alisdare Hickson/Flickr)