L’importanza di riconoscere la nobiltà dei soccorsi in mare

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Il soccorso in mare è un’attività nobile. Non a caso la storia della letteratura è piena di racconti di naufragi, di morti in mare e di salvataggi miracolosi, di vite salvate, di tempeste e di isole salvifiche, di marinai eroi e di pirati. Nella letteratura classica, in quella contemporanea, in quella per ragazzi mai e poi mai c’è qualcuno che guarda inerte persone che stanno affogando o navi che stanno affondando. Se i romanzi e l’epica hanno un senso non può che essere quello diretto a costruire un immaginario, a produrre empatia.

Non avremmo mai voluto scrivere una guida a protezione di chi – privato o pubblico, italiano o straniero – presta soccorso in mare essendo questo dovere morale dalla notte dei tempi. Abbiamo voluto spiegare che è anche dovere giuridico. Purtroppo il dibattito pubblico e politico ci costringe a mettere per iscritto ciò che è letteratura, poesia, storia, diritto.

Anche Pinocchio, burattino dedito alle bugie, salvava vite in mare:
Per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina e il mare si vedeva lì a pochi passi.
Appena fu sulla spiaggia, il burattino spiccò un bellissimo salto, come avrebbe potuto fare un ranocchio, e andò a cascare in mezzo all’acqua. Alidoro invece voleva fermarsi; ma trasportato dall’impeto della corsa, entrò nell’acqua anche lui. E quel disgraziato non sapeva nuotare; per cui cominciò subito ad annaspare colle zampe per reggersi a galla: ma più annaspava e più andava col capo sott’acqua.
Quando tornò a rimettere il capo fuori, il povero cane aveva gli occhi impauriti e stralunati, e, abbaiando, gridava:
— Affogo! affogo!
— Crepa! — gli rispose Pinocchio da lontano, il quale si vedeva oramai sicuro da ogni pericolo.
— Aiutami, Pinocchio mio!… salvami dalla morte!… —
A quelle grida strazianti il burattino, che in fondo aveva un cuore eccellente, si mosse a compassione, e voltosi al cane gli disse:
— Ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi più noia e di non corrermi dietro?
— Te lo prometto! te lo prometto! Spicciati per carità, perché se indugi un altro mezzo minuto, son bell’e morto. —
Pinocchio esitò un poco: ma poi ricordandosi che il suo babbo gli aveva detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai, andò nuotando a raggiungere Alidoro, e, presolo per la coda con tutte e due le mani, lo portò sano e salvo sulla rena asciutta del lido.
Il povero cane non si reggeva più in piedi. Aveva bevuto, senza volerlo, tanta acqua salata, che era gonfiato come un pallone. Per altro il burattino, non volendo fare a fidarsi troppo, stimò cosa prudente di gettarsi nuovamente in mare; e allontanandosi dalla spiaggia, gridò all’amico salvato:
— Addio, Alidoro; fa’ buon viaggio e tanti saluti a casa.
— Addio, Pinocchio — rispose il cane; — mille grazie di avermi liberato dalla morte. Tu m’hai fatto un gran servizio: e in questo mondo quel che è fatto è reso. Se capita l’occasione, ci riparleremo… —

Uno, dieci, cento, mille Geppetto e Pinocchio che salvino tutti gli Alidoro del mondo.

 

Leggi e scarica la nostra guida sulla solidarietà in mare: KYR -Solidarietà in mare (qui la versione inglese KYR- Solidarity at sea).
Foto di copertina: International Federation of Red Cross (CC BY-NC-ND 2.0).