A Serdiana ai giovani viene data una seconda possibilità: aiutiamoli!

Una foto della comunità La collina, a Serdiana (Sardegna)
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Serdiana da una parte. Quartucciu dall’altra.
Serdiana è un piccolo comune vicino Cagliari. Lasciando alle spalle il mare e la città, tra filari di ulivi e vitigni c’è un cancello con sopra una scritta. Si legge, alzando lo sguardo, ‘La Collina’.

La Collina è un progetto messo in piedi da don Ettore Cannavera qualche decennio fa. Un progetto educativo straordinariamente ambizioso che si muove nel solco degli insegnamenti di don Lorenzo Milani. È un progetto pensato per ragazzi e giovani che hanno avuto problemi con la giustizia.

Da Don Ettore i ragazzi, anche quelli che hanno commesso reati gravi, hanno una chance. Sono educati alla responsabilità. Sono pagati per il loro lavoro nei campi e nella comunità. Vivono insieme nel rispetto reciproco. Hanno una vita vera. Si fidanzano. Crescono. Stanno insieme. Pregano, se vogliono. Meditano in silenzio in una cappella dove vengono tra gli altri ricordati il vescovo salvadoregno Oscar Romero, ucciso dagli squadroni della morte nel 1980, e don Tonino Bello, fondatore di Pax Christi e della rivista Mosaico di Pace. In quella cappella non si celebra messa. In quella cappella si sta in silenzio. I ragazzi una volta a settimana mangiano insieme ad amici e parenti.

Il vino e l’olio da loro prodotto servono a pagare gli stipendi di tutti. Non sono ‘assistiti’. La comunità non vive di rette ministeriali. Gli ospiti arrivano da esperienze di vita dure. Molte volte giungono direttamente dal carcere. Nella comunità scontano una misura alternativa o qualcosa di simile. Il tasso di recidiva è molto ma molto basso, quasi vicino a zero. Rivolgendosi a loro papa Francesco ha detto che la storia di uno di loro poteva essere la sua storia.

Da qualche mese la regione Sardegna non effettua i versamenti dovuti. Nonostante vi sia uno stanziamento normativamente previsto, tutto è bloccato in sede amministrativa. Così gli operatori sono finiti in cassa integrazione e il numero di ragazzi ospitati si è fortemente ridotto.

Don Ettore Cannavera alla consegna del Premio CILD
Don Ettore Cannavera alla consegna del Premio CILD

A Quartucciu vi è un istituto penale per minorenni. È questo un altro modo per dire carcere. E di carcere vero e proprio si tratta. Basta guardarlo da fuori per rendersene conto. Una struttura che per collocazione (estrema periferia urbana non servita da mezzi pubblici), sbarre, cancelli, ricorda proprio un carcere per adulti. I ragazzi lì ristretti sono dieci. Vivono con le regole tipiche del carcere.

Tra loro c’era chi era in punizione in isolamento (anche se la legge eufemisticamente lo chiama esclusione delle attività in comune), chi camminava triste e solitario, chi vagava senza sapere perché era finito in galera. È indimenticabile quel volto sperduto di ragazzino senegalese accusato di essere trafficante di uomini. Non sapeva una parola di italiano. Qualcuno gli deve avere passato, in prossimità delle acque italiane, il timone e insieme ad esso tutte le colpe del viaggio della speranza e della vita. Ora lui sta in galera accusato di essere uno scafista. A Quartucciu i ragazzi sono trattati, sanzionati, al limite intrattenuti dietro mura alte.

Da Don Ettore – premio Cild alla carriera nel 2016 – sono invece educati alla vita. Aiutiamo don Ettore, compriamo il suo olio e beviamo il suo vino. Ci appelliamo alla regione Sardegna perché aiuti economicamente la Comunità, fiore all’occhiello dell’isola. Ci appelliamo al ministero della Giustizia perché renda meno uguale a un carcere per adulti l’istituto di Quartucciu.

 

Per aiutare don Ettore e la comunità La Collina:

  • Sul sito della comunità “La Collina” si possono acquistare olio e vino (oltre a inviare donazioni). La cooperativa sociale della Collina produce due varietà di olio EVO – Bosana e Tonda e due varietà di vino – il rosso Sa Prima e il bianco Su Primu – di altissima qualità.
  • Sulla pagina Facebook si trovano tutte le informazioni sulle attività della comunità