Gap Analysis 2026: le lacune del rapporto della Commissione UE
Raccomandazioni UE sullo Stato di Diritto inattuate nel 96% dei casi: solo un riciclo di quelle passate.
Liberties: “La Relazione sullo Stato di Diritto deve diventare un vero sistema di allerta precoce, non un mero registro delle riforme in stallo”
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Secondo la Gap Analysis 2026 di Liberties, il meccanismo dell’Unione Europea per la tutela dello stato di diritto stenta ancora a tradurre le raccomandazioni rivolte ai singoli Paesi in riforme concrete. Inoltre, il sistema non riesce a cogliere né a contrastare tempestivamente alcune tra le più gravi minacce emergenti per le democrazie europee. Il nuovo studio mette a confronto le valutazioni della Commissione Europea con la realtà riscontrata sul campo dalle organizzazioni della società civile nazionale, basandosi sul Liberties Rule of Law Report (pubblicato ogni primavera dal 2020), sull’analisi dei dati ufficiali della Commissione e sui contributi della rete di associazioni partner di Liberties in tutta Europa.
Giunta al suo settimo anno, la Relazione annuale sullo Stato di Diritto della Commissione Europea rimane un punto di riferimento fondamentale sulla situazione dello stato di diritto nell’UE. L’edizione di quest’anno è la seconda sotto la nuova Commissione e la guida del Commissario Michael McGrath, e la quinta a includere raccomandazioni specifiche per Paese.
Risultati principali
- Le stesse raccomandazioni, anno dopo anno. Almeno il 96% delle raccomandazioni pubblicate dalla Commissione nel 2026 era già stato formulato negli anni precedenti ed è rimasto disatteso. Più della metà (54%) non mostra alcun progresso o registra progressi limitati. Quest’anno sono state aggiunte solo sette nuove raccomandazioni, nonostante la società civile abbia segnalato diversi problemi inediti. La quota di raccomandazioni senza alcun progresso è rimasta stabile tra il 29% e il 34% ogni anno, evidenziando problemi profondamente radicati e una pressione insufficiente per risolverli.
- Avvertimenti troppo tardivi. La Relazione sullo Stato di Diritto dovrebbe aiutare l’UE a cogliere i problemi prima che si trasformino in crisi. All’atto pratico, gli sviluppi più gravi non vengono sempre segnalati con l’urgenza necessaria. L’analisi prende ad esempio Danimarca e Svezia: pur occupando ancora le prime posizioni negli indici globali di democrazia e stato di diritto, entrambe mostrano segnali preoccupanti di arretramento. In ambiti come i contropoteri istituzionali (checks and balances), tempi di attesa eccessivamente lunghi rendono i danni molto più difficili da riparare. La relazione della Commissione ignora inoltre in gran parte le sfide transnazionali, compreso l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sullo stato di diritto.
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Una cassetta degli attrezzi dell’UE frammentata. L’UE può rispondere alle minacce allo stato di diritto in diversi modi: dalle procedure di infrazione all’Articolo 7, fino alla condizionalità dei fondi UE al raggiungimento delle riforme. Tuttavia, questi strumenti non sono adeguatamente collegati. La Relazione sullo Stato di Diritto dovrebbe connetterli e tracciare un percorso chiaro per affrontare i problemi sistemici; rischia invece di diventare uno “strumento di riserva” che raccoglie solo le questioni di cui nessun altro si è occupato. L’Ungheria ne è un chiaro esempio. Anche la rimozione delle raccomandazioni relative all’atto europeo per la libertà dei media (European Media Freedom Act) dimostra come possano aprirsi lacune tra monitoraggio e applicazione effettiva.
L’ITALIA
Nella Gap Analysis 2026 l’Italia ha dato scarsa attuazione alle 6 raccomandazioni ricevute dalla Commissione: ben 3 risultano del tutto bloccate e solo 1 presenta progressi significativi. In particolare, sul fronte della giustizia, pur essendoci stati passi avanti nella digitalizzazione penale, i tagli ai programmi ordinari ne minano l’efficienza complessiva. In materia di anticorruzione e trasparenza, le riforme su lobbying e conflitti d’interesse risultano ferme o depotenziate al Senato, così come resta irrisolta la questione del finanziamento ai partiti. Nel settore dei media la revisione della legge sulla diffamazione e la tutela delle fonti non rispondono agli standard europei, continuando a esporre i nostri giornalisti ad azioni legali intimidatorie (SLAPP), infine l’Italia non si è ancora dotata di un organismo indipendente per la tutela dei diritti umani, conforme ai Principi di Parigi. Tutto questo delinea un quadro di forte fragilità in vista delle prossime elezioni del 2027.
Kersty McCourt, curatrice principale della Gap Analysis e Senior Advocacy Advisor presso la Civil Liberties Union for Europe (Liberties), ha dichiarato:
“La relazione della Commissione sullo stato di diritto ha il potenziale per diventare uno dei più potenti strumenti dell’UE contro la deriva democratica. Tuttavia, quando le raccomandazioni vengono riproposte anno dopo anno senza essere attuate e le nuove minacce non sono individuate in tempo, il sistema perde del tutto la sua efficacia. L’UE deve smettere di limitarsi a prendere nota dei problemi e iniziare a guidare le soluzioni – fissando criteri di verifica più chiari, garantendo un monitoraggio rigoroso e prevedendo conseguenze concrete quando i governi rifiutano di agire.”
L’intenzione della Commissione di vincolare le raccomandazioni della relazione ai Piani di Partnership Nazionali e Regionali, nel quadro del nuovo Bilancio Pluriennale dell’UE, rappresenta un’opportunità importante per garantirne l’effettiva applicazione. Ma se le raccomandazioni non troveranno un riscontro concreto in questi piani, si rischia di alimentare il consueto circolo vizioso fatto di ostruzionismo politico e riforme continuamente rinviate.



