L’assalto alla democrazia Usa non deve stupirci

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Lo stupore nei confronti della violenza è sempre complice della violenza stessa. Stupirsi dell’assalto al Congresso da parte dei seguaci di Trump significa essere complici – o quanto meno essere stati spettatori neutrali – di Donald Trump e del trumpismo. Il vichingo dalle origini italiane, i Proud Boys con le magliette che negano l’Olocausto, o gli assaltatori vestiti da cow boys come nei film di John Ford, non sono delle macchiette di un film di Vanzina. Costituiscono l’esercito informale violento, razzista, sovranista, complottista, di un leader – Donald Trump – violento, razzista, sovranista, complottista. Un leader che ha tentato con i suoi uomini di creare l’internazionale sovranista, violenta, razzista, complottista.  Quello stesso complottismo che ha prodotto il terreno fertile per la vittoria dei Brexiters. Un’internazionale che ha avuto i suoi pseudo-intellettuali di riferimento, i suoi media, i suoi bracci politici anche in Brasile, in Europa e in Italia.

Era evidente agli occhi di tutti che Trump era un leader che sprizzava odio. Quell’odio ha prodotto l’assalto a Campidoglio, ben di più di quello che avrebbe potuto fare qualsiasi cattivo maestro. Per molto meno è stata usata la retorica dei cattivi maestri. Era tanto una brava persona, dice il vicino di casa quando scopre che una persona insospettabile che lui conosce ha commesso un crimine. Coloro che oggi si sorprendono dell’assalto al campidoglio dell’esercito popolare trumpiano suprematista, devono sapere che negli anni scorsi l’internazionale sovranista dell’odio e della violenza li ha manipolati facendo credere che le migrazioni significassero sostituzione etnica, che il problema della contemporaneità fossero le vittime del razzismo e non i razzisti.

Il muro ai confini con il Messico fa parte dello stesso progetto del muro ai confini dell’Ungheria o del muro militare che la destra sovranista autoctona avrebbe voluto erigere nel mar Mediterraneo. Le parole e gli amici di Trump erano noti da tempo, anche a chi in Italia le ripeteva o li osannava. Quegli amici sovranisti americani ai quali, a prezzo non certo di mercato, è stata concessa un’intera Certosa per la sua scuola politica sovranista.

Odio nella parole, violenza tollerata, uso del fango sui social, montagne di fake news contro chi è dalla parte dei diritti umani o della democrazia in un paese liberale: in tal modo anche in Europa e in Italia si è costruito il mito sovranista. Il sovranismo, per gli stupefatti dell’ultim’ora, è identitarismo, costruzione ad arte del nemico nella società e nel mondo. Così è nato l’asse ungherese-polacco a cui ha guardato pezzo della nostra classe dirigente (politica e giornalistica).

Non ci si può stupire (senza esserne complici morali) delle violenze e dei morti al Campidoglio o della reazione della Polizia che usa due pesi e due misure per fronteggiare le proteste civili del movimento Black Lives Matter o per i vichinghi con le pistole che assalgono i palazzi del potere.

L’insurrezione di Washington non viene fuori dal nulla. È l’essenza del trumpismo sovranista che in Italia ha determinato la criminalizzazione delle organizzazioni non governative o il vivere con le minacce di morte solo perché si pratica la solidarietà.

Infine c’è chi, nei giornali e nelle radio, afferma che è stufo del politically correct perché noioso, poco divertente, stucchevole, da bamboccioni. Invece, sconfitto Trump, va sconfitto il trumpismo nostrano mettendo alla berlina coloro che usano un linguaggio scorretto, odioso, violento. Lo facciano gli editori, ad esempio nelle radio nazionali. Ci vogliono più fiori e meno zanzare. Ripartiamo dalla gentilezza, dal rispetto e dalla solidarietà. La pandemia in parte ha creato nuovi legami sociali e decostruito stereotipi sovranisti. Solo in parte, però. La lotta al virus o è globale o non è. Il virus esiste, la scienza esiste, il vaccino (meno male) esiste. La nuova frontiera del complottismo si è spostata progressivamente su vaccini e siringhe. Democrazia e scienza fanno parte dello stesso campo semantico. Complottismo, identitarismo, violenza, razzismo stanno invece pericolosamente insieme. È difficile sconfiggerli perché non è possibile farlo con argomenti razionali. Affidiamoci al sorriso, ma non allo stupore.