La linea Minniti ha fallito: cambiare l’agenda delle politiche migratorie

On 14 March, during a rescue and search operation, Libyan Coast Guards (LCG) intercepted a boat off the Libyan coast, with 132  refugees and migrants onboard. UNHCR and partners were present at the disembarkation point, at Tripoli Naval base,  and provided medical assistance, food, water, blankets, dry cloths and hygiene kits. ; UNHCR staff members and partner IMC, assist all refugees and migrants at disembarkation points, and provide the with core humanitarian assistance and medical services.

In 2018, up to 14 March, 3441 persons have  disembarked on Libyan coasts following a Rescue and Search operation undertaken by the Libyan Coast Guards.
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Abbiamo duramente criticato la linea del precedente governo e le sue leggi a riguardo. Abbiamo definito criminale l’accordo con la Libia: oggi bisogna ripartire da qui per un’agenda politica diversa sui fenomeni migratori. Le dichiarazioni di Matteo Orfini a Cartabianca sono un primo segnale positivo”. Commenta così Andrea Menapace, direttore della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (CILD) all’indomani delle dichiarazioni del Presidente del Partito Democratico nel corso del programma di Rai3 condotto da Bianca Berlinguer.

Nelle ore in cui si sta formando un governo tra Lega e M5S che promette una linea dura sull’immigrazione, fatta di respingimenti e rimpatri, si riapre il dibattito sugli effetti delle politiche migratorie degli ultimi governi e del ministro dell’Interno Minniti. “L’on. Orfini ha affermato che alcune scelte di governo hanno favorito lo sfondamento a destra, in particolare sulla lettura politica dei fenomeni migratori. Una lettura che oggi sembra condivisa da chi si sta per insediare a Palazzo Chigi. Per fermarne l’arrivo, queste persone sono state esposte a detenzioni illegittime, violenze, abusi e torture. L’Italia ha scelto di chiudere gli occhi. Ma a che prezzo? Serve un’altra strategia” continua Menapace.

Già nel novembre 2017, il Comitato delle Nazioni Unite Contro la Tortura aveva stabilito che il nostro Stato, attraverso gli accordi con la Libia, aveva finanziato gruppi illegali di quel paese per detenere migranti, poi sottoposti a violenze e torture. I sistematici abusi e violenze erano stati evidenziati anche da un rapporto del segretario generale ONU Antonio Guterres lo scorso febbraio.

Ci accorgiamo ancora di più del paradosso con le inchieste di giornali italiani e stranieri. Grazie alla recente inchiesta di IRPI, oggi sappiamo che l’Italia ha fatto accordi con gruppi che alcune procure – fra le quali proprio quella di Catania – perseguono per altri reati, come il traffico di carburanti. Com’è possibile che queste contraddizioni non vengano affrontate?” conclude Menapace.

L’inchiesta menzionata – pubblicata lo scorso mercoledì da Open Migration a cura del collettivo giornalistico IRPI (Investigative Reporting Project Italy) – mette in evidenza come alcuni gruppi libici che l’Italia considera alleati nella lotta all’immigrazione irregolare siano indagati dall’Italia per furto e contrabbando di petrolio, che costa alla Libia 750 milioni di dollari all’anno. L’inchiesta prosegue alcune delle investigazioni della giornalista Daphne Caruana Galizia, assassinata alcuni mesi fa a Malta.

 

Foto copertina: Unhcr/Sufian Said