Violazioni dei diritti in hotspot e CPR. Il nostro dossier

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Ieri, in una conferenza che abbiamo convocato – insieme ad Asgi e IndieWatch – presso la Camera dei Deputati, è stato presentato alla stampa un dossier sulle violazioni riscontrate nell’hotspot di Lampedusa e nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) in cui sono stati trasferiti i migranti in seguito alla chiusura dell’hotspot.

Il nostro avvocato Gennaro Santoro e i legali di Asgi Giulia Crescini e Cristina Cecchini, insieme al nostro presidente Patrizio Gonnella e Fabrizio Coresi di IndieWatch, hanno elencato nel dettaglio le irregolarità e le violazioni riscontrate nell’hotspot di Lampedusa. Violazioni che ci hanno portato a presentare alcuni ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha ritenuto ammissibili le istanze e chiesto chiarimenti al Governo italiano.

Le violazioni nell’hotspot di Lampedusa

Una delegazione delle tre associazioni era stata in visita al centro di Lampedusa agli inizi di marzo.
Durante la permanenza sull’isola erano state raccolte numerose testimonianze che sottolineavano l’impossibilità per gli ospiti dell’hotspot di presentare richiesta di protezione internazionale e di abbandonare l’isola su cui erano costretti a restare, in un limbo giuridico, per periodi superiori alle 48 ore previste. Agli avvocati Santoro e Crescini era stato poi negato l’accesso al centro adducendo la necessità di un’autorizzazione da parte del Prefetto, che seppure inoltrata, non ha mai ottenuto risposta.
La delegazione inoltre, aveva avuto modo di constatare come il centro versasse in condizioni strutturali pessime, condizioni sottolineate anche dall’intervento di Mauro Palma – Garante nazionale dei detenuti- presente alla conferenza: “In generale si tratta di una situazione scarsamente accettabile per 48 ore quindi assolutamente inaccettabile se la situazione si prolunga. Non c’è una mensa, si mangia per terra o sui muretti”.

A queste illegittimità vanno aggiunti gli episodi di violenza, ampliamente documentati nel dossier, cui sarebbero sottoposti gli ospiti del centro da parte delle forze dell’ordine. Come quelle della notte tra il 7 e l’8 marzo, quando queste ultime sono intervenute in tenuta antisommossa caricando indiscriminatamente uomini, donne e bambini e in cui una bambina di 8 anni e una donna di 23 hanno avuto bisogno delle cure del pronto soccorso a causa dei colpi di manganello ricevuti.

A seguito di quanto registrato durante la visita, i legali delle associazioni hanno preceduto all’inoltro di 5 ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, tutti dichiarati ammissibili dalla Corte.

Il trasferimento nei CPR

A seguito delle denunce e a causa delle condizioni disumane dell’hotspot, il Ministero dell’interno, in data 13 marzo, ha dichiarato la chiusura temporanea dell’hotspot per effettuare lavori di ristrutturazione. I migranti presenti nella struttura, sono stati quindi trasferiti, con un decreto di respingimento differito, nei CPR di Torino, Brindisi e Palazzo San Gervasio (Potenza), in un regime di trattenimento e a rischio rimpatrio.
Una prassi da ritenersi illegittima secondo le associazioni, perché giustificata dai provvedimenti emessi dal Questore di Agrigento che riteneva tutti gli ospiti del centro socialmente pericolosi sulla base della semplice provenienza dall’hotspot. Mentre per i migranti trasferiti nel CPR di Torino, l’accusa di pericolosità sociale è caduta, traducendosi nella possibilità di lasciare il centro, permane invece per gli ospiti del CPR di Palazzo San Gervasio anche a causa delle gravissime violazione del diritto di difesa: agli interessati è stato impedito di essere assistiti dal proprio difensore durante le udienze di convalida.

Una testimonianza sulle condizioni del centro di Palazzo San Gervasio è arrivata anche da Yasmine Accardo della Campagna LasciateCIEntrare, che nei giorni scorsi era riuscita ad entrare, insieme all’europarlamentare Eleonora Forenza nel centro in provincia di Potenza. Tutti i cittadini di origine tunisina incontrati, provenivano da Lampedusa, dove erano stati trattenuti mediamente per 66 giorni, e dove pur avendo fatto richiesta, la loro domanda di asilo non era stata formalizzata.

Le interrogazioni parlamentari

I temi affrontati in conferenza stampa saranno oggetto di interrogazioni parlamentari, rivolte al ministro dell’Interno e a quello della Giustizia, da parte dei gruppi di Leu e del Pd alla Camera, come confermato durante la conferenza stampa anche dalla deputata democratica Giuditta Pini.

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