OSCE: diario da Vienna, in preparazione per Milano

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La Civic Solidarity Platform, rete di oltre 90 associazioni per i diritti umani attive in area OSCE di cui CILD è il referente italiano, si è riunita a Vienna per discutere su come rafforzare la voce della società civile nell’ambito della più grande organizzazione al mondo impegnata sulla sicurezza. Ecco i risultati dell’incontro e come ci stiamo preparando per la prossima presidenza italiana dell’OSCE.

Il 2018 è alle porte, e con esso – oltre alle elezioni – anche la Presidenza italiana dell’OSCE.
La chairmanship di una organizzazione come l’OSCE è una occasione molto importante per l’Italia e la sua società civile, anche e soprattutto per mettere i diritti umani al centro dell’agenda internazionale.

Per questo motivo, ci stiamo preparando da tempo: questo anno siamo entrati a far parte, come referente italiano, di Civic Solidarity Platform (CSP), network di oltre 90 organizzazioni non governative attive in area OSCE. La piattaforma ha lo scopo di creare e rafforzare sinergia tra i suoi membri sulla cosiddetta human dimension” – e cioè la dimensione dei diritti fondamentali come complementari alla dimensione della sicurezza – e dal 2010 organizza ogni anno una “Parallel Conference” della società civile in concomitanza con l’annuale Conferenza Ministeriale dell’OSCE.

Dopo il nostro “debutto” nella dimensione OSCE con la partecipazione alle conferenza di Amburgo del 2016 – in occasione della quale abbiamo partecipato all’adozione della dichiarazione di Amburgo, specificatamente dedicata alla tematica della protezione degli human rights defenders – e dopo aver facilitato la visita italiana dei nostri colleghi della CSP (con i quali siamo stati a incontri istituzionali con l’ufficio OSCE alla Farnesina e con la vice-presidente dell’Assemblea Parlamentare Marietta Tidei e abbiamo organizzato un mini-training delle organizzazioni della società civile italiana), questo anno siamo volati a Vienna per prendere parte alla Parallel Conference e alla conferenza ministeriale, continuando il nostro lavoro di preparazione alla Presidenza. Qui vi raccontiamo com’è andata e quali saranno i prossimi passi.

La Parallel Conference di Vienna e i suoi documenti finali

Oltre 90 associazioni per i diritti umani si sono riunite – nella cornice della Parallel Conference – a Vienna per discutere su come rafforzare la voce della società civile nell’ambito della più grande organizzazione al mondo impegnata sulla sicurezza. Dopo due giorni di dibattiti, – discussioni e confronto – a cui noi abbiamo dato il nostro contributo intervenendo al panel sulle questioni migratorie con un aggiornamento sulla situazione in Italia e Libia –  la piattaforma ha adottato, come da prassi, una serie dettagliata di raccomandazioni per i partecipanti alla Conferenza Ministeriale e una dichiarazione di Vienna (con un focus specifico sull’esigenza di non comprimere i diritti fondamentali nel contesto della lotta al terrorismo).

I documenti finali sono stati presentati da Melissa Hooper (direttrice di Human Rights First) e la nostra Corallina Lopez Curzi alle più alte cariche dell’OSCE – il Presidente in carica dell’OSCE e Ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz; il Segretario Generale dell’OSCE, Thomas Greminger; il Direttore dell’Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani, Ingibjörg Sólrún Gísladóttir; e il rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media, Harlem Désir – nonché ai rappresentanti della cosiddetta “Troika” (e cioé Presidenza passata, attuale e futura – nello specifico Germania, Austria e Italia).

Corallina Lopez Curzi (CILD) e Melissa Hooper (Human Rights First) consegnano le raccomandazioni e la dichiarazione di Vienna al Presidente in carica OSCE.
Corallina Lopez Curzi (CILD) e Melissa Hooper (Human Rights First) consegnano le raccomandazioni e la dichiarazione di Vienna al Presidente in carica OSCE.

Questo confronto tra la società civile e le istituzioni nonché organi politici dell’OSCE è oggi più importante che mai per preservare la ragione d’essere dell’Organizzazione stessa e assicurarsi che la “human dimension” rimanga al centro dell’agenda – perché senza diritti umani non vi può essere sicurezza.

È quindi senz’altro un buon segnale che una delle dichiarazioni adottate in seno alla Conferenza Ministeriale, dedicata all’importanza di tutelare i diritti umani nel contesto della lotta al terrorismo, si sia aperta citando la dichiarazione di Vienna.
Meno una buona notizia è invece la compressione degli spazi della società civile a cui si assiste ovunque (come appunto già riportato dalla dichiarazione di Amburgo) e anche all’interno della stessa OSCE – motivo per cui con i nostri colleghi della piattaforma abbiamo indirizzato all’organizzazione una dichiarazione sull’importanza di tutelare e espandere la partecipazione delle organizzazioni non governative.

I prossimi passi

A gennaio l’Italia assumerà ufficialmente la presidenza dell’OSCE.
Le priorità della Presidenza sono state già annunciate ma ovviamente l’agenda italiana sarà inevitabilmente influenzata dalle prossime elezioni.

Per questo motivo è particolarmente importante che la società civile mantenga alta l’attenzione sulla tematica e sia attiva nell’interazione con le istituzioni dell’organizzazione. Iniziando con il partecipare alla produzione del rapporto di self-evaluation: da alcuni anni, grazie a una iniziativa della stessa CSP, a ogni Presidenza entrante viene chiesto di produrre uno studio sullo stato dell’implementazione dei diritti fondamentali a livello nazionale. Questa prassi di sottoporsi a un auto-esame prima dell’entrata in carica sull’attuazione dei diritti umani è stata inaugurata dalla Presidenza svizzera nel 2014 e proseguita dalle successive Presidenze serba (2015) tedesca (2016) ed austriaca (2017). Ora tocca a noi e, non avendo ancora l’Italia una istituzione nazionale dedicata ai diritti umani, il rapporto è stato affidato a un importante ente di ricerca – e cioè all’Università Sant’Anna di Pisa – che ha già effettuato una prima consultazione della società civile relativamente ai temi da includere nel rapporto (una scelta particolarmente importante per garantire l’incisività dello studio). Dovrebbe seguire – e noi ce lo auguriamo – un incontro tra i responsabili della produzione del rapporto e la società civile, per meglio concordare le modalità di partecipazione di quest’ultima allo studio (contributo evidentemente essenziale affinché il rapporto possa essere considerato davvero attendibile). Rinnoviamo dunque all’Università Sant’Anna di Pisa la nostra disponibilità a partecipare quanto più attivamente possibile allo studio.
Oltre che nell’ambito della produzione di questo rapporto, è importante che la società civile faccia sentire la sua voce relativamente a tutte le attività della Presidenza. Speriamo di poter costruire presto un calendario di iniziative dedicate ai diritti umani e i loro difensori nel contesto della Chairmanship, e intanto ci rimbocchiamo le maniche per iniziare a lavorare alla Parallel Conference del prossimo anno: l’appuntamento è a inizio dicembre a Milano, per cui iniziate a segnare la data in calendario!

 

Immagine di copertina: i rappresentanti delle istituzioni e degli organi politici OSCE insieme a Melissa Hooper e Corallina Lopez Curzi in rappresentanza della Civic Solidarity Platform. Tutte le foto via OSCE.