Ispezioni nei CPR a rischio: la circolare del Ministero dell’Interno  

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Il Ministero dell’Interno riduce l’efficacia delle visite ispettive nel Centri di Permanenza per i Rimpatri, creando terreno fertile per abusi e violazioni dei diritti umani. 

Con la Circolare del 18 aprile 2025 (qui è possibile leggere la circolare Accesso-ai-CPR-nota-18042025.pdf), il Viminale ha introdotto nuove restrizioni ai poteri ispettivi di parlamentari e consiglieri regionali, limitando anche le possibilità per le delegazioni di esperti, che monitorano le condizioni dei centri e segnalano eventuali criticità, di accedervi. 

Fino a oggi, tale diritto di visita era tutelato dalla legge proprio perché ritenuto fondamentale per garantire il rispetto dei diritti umani e la trasparenza sulle condizioni delle persone private della libertà personale. L’articolo 67 della legge n. 354 del 1975 sull’ordinamento penitenziario, infatti, riconosce e garantisce il diritto di visita nei luoghi di detenzione per alcuni soggetti anche senza autorizzazione. Tra questi ci sono: parlamentari, consiglieri regionali, europarlamentari, magistrati, Garanti dei diritti delle persone private della libertà. Dal 2022, la cosiddetta Direttiva Lamorgese aveva esteso queste garanzie anche ai CPR, proprio per assicurare un controllo democratico e impedire che tali strutture restassero zone d’ombra, garantendo la possibilità di entrare senza autorizzazione, dialogare con i trattenuti e verificare le condizioni materiali e sanitarie dei centri.

La nuova Circolare del Ministero dell’Interno segna però un cambio di rotta significativo. Con un atto amministrativo, sono state introdotte misure che restringono fortemente la possibilità di accedere ai CPR e verificarne le condizioni. Le principali novità riguardano i seguenti aspetti:

  • gli accompagnatori ai visitatori devono appartenere all’ufficio del soggetto del visitatore autorizzato. Ciò significa che figure come avvocati, giornalisti, esperti indipendenti e associazioni che spesso seguivano parlamentari e consiglieri nelle visite ai CPR possono entrare solo se incardinati negli staff istituzionali; 
  • i poteri di parlamentari e consiglieri vengono fortemente ridimensionati, trasformando le ispezioni in semplici visite formali. Gli effettivi poteri ispettivi e la possibilità di svolgere controlli approfonditi restano attribuiti esclusivamente ai Garanti dei diritti delle persone private della libertà;
  • la gestione delle visite viene discrezionalmente affidata alle valutazioni delle forze di polizia e degli enti gestori, che ne possono stabilire tempi e modalità. La circolare stabilisce che le visite non possono determinare ritardi nell’espletamento dei compiti d’ufficio da parte degli operatori del centro, affidando dunque a questi soggetti il  potere di disciplinare ogni aspetto delle ispezioni; 
  • a decidere se i soggetti che accedono ai CPR senza autorizzazioni potranno svolgere anche colloqui con le persone trattenute sarà il Responsabile del servizio di vigilanza. 

Con queste misure, questi luoghi diventano ancora più isolati e lontani dallo sguardo esterno della società.

Negli ultimi anni, molti abusi all’interno dei centri sono emersi solo grazie al lavoro ispettivo di parlamentari e organizzazioni della società civile, che hanno potuto documentare e denunciare condizioni critiche e violazioni sistemiche dei diritti fondamentali nei CPR. Le ispezioni nei CPR hanno rivelato celle sporche e sovraffollate, assistenza sanitaria inadeguata e il massiccio ricorso a psicofarmaci per sedare il disagio psichico dei trattenuti. Fondamentali sono state le numerose visite nel far emergere episodi di violenza da parte del personale e delle forze dell’ordine, oltre a morti sospette all’intero della strutture, portando la magistratura e l’opinione pubblica a interrogarsi sulla gestione di questi posti. 

Non si tratta di casi isolati: in tutti i CPR il quadro è lo stesso. In questi luoghi, in cui vengono rinchiuse persone che non hanno compiuto alcun reato, si registrano violazioni costanti dei diritti umani. Di fronte a queste realtà, la risposta logica dovrebbe essere la chiusura dei centri e lo smantellamento del sistema, invece il Ministero dell’Interno sceglie di chiuderli agli occhi della società civile, in modo tale da continuare indisturbato a calpestare la dignità e i diritti delle persone migranti. Limitare i poteri ispettivi significa ridurre la trasparenza e complicare il monitoraggio del rispetto delle regole da parte dei gestori. Significa, inoltre, soprattutto aumentare il rischio quotidiano di trattamenti inumani e degradanti. Questa circolare è un atto grave e vergognoso, che conferma l’ostilità del Governo verso i diritti fondamentali e la sua scelta deliberata di privilegiare il silenzio e l’opacità alla legalità e alla trasparenza.