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Diritto alla casa, alla salute, al lavoro, al cibo, all’acqua. Diritto a non dover abbandonare la propria terra. 

I cambiamenti climatici sono diventati – e lo diventeranno ancora di più – uno dei più importanti fattori di violazione dei diritti. Metteranno a repentaglio la vita di milioni di persone e ne costringeranno tante altre a migrazioni forzate.

Alluvioni, siccità, innalzamento dei mari, tempeste. Sono solo alcuni degli eventi climatici estremi a cui con sempre più frequenza assistiamo. Anche l’ultima estate ce ne ha dato una dimostrazione. Mentre in Italia si sono registrate le temperature più calde di sempre, in Germania un’alluvione ha causato quasi 200 morti.

Un disastro naturale avvenuto in uno dei paesi più ricchi al mondo. Ma ad essere maggiormente colpiti sono quei luoghi e quelle persone che già oggi vivono in situazioni più critiche. I cambiamenti climatici colpiranno infatti ancor di più questi ultimi, aumentando il divario e le disuguaglianze che già oggi registriamo.

Solo alcune settimane fa, su Open Migration, ci occupavamo del caso del Bangladesh, uno dei paesi che rischia di essere in buona parte cancellato a causa dell’innalzamento del livello del mare. Nel 2020 il monsone che ha colpito il paese è stato il più lungo dal 1988 e ha causato la peggiore inondazione del decennio, provocando quasi 2 milioni di sfollati a fronte degli oltre 4 milioni che hanno dovuto lasciare la propria casa. Spesso questo movimento migratorio è interno al paese, verso le aree meno colpite da disastri naturali, che però non sono in grado di sostenere aumenti consistenti di popolazione, e dove si creano ghetti dove in molti casi manca tutto: alloggi dignitosi, acqua potabile, cibo, assistenza sanitaria, attività educative, ecc.

Così la soluzione ulteriore è rappresentata dalle migrazioni internazionali. E non è un caso che nei primi mesi del 2021, il maggior numero di persone arrivate in Italia provenisse proprio dal Bangladesh.

Affrontare i cambiamenti climatici, cambiare modello produttivo e di consumo, ridurre le emissioni di gas serra è un obiettivo che non può aspettare o essere rimandato.
Dobbiamo difendere il nostro futuro, dobbiamo difendere i diritti umani di tutte le persone che vivono sul pianeta.
Per questo anche noi il prossimo 24 settembre parteciperemo alla Sciopero Globale per il Clima (#FridaysForFuture). Saremo in piazza insieme alle migliaia di giovani che reclamano il diritto al futuro.
Partecipate insieme a noi, a loro, tutti insieme.

[Foto di copertina: Tommi Boom, via Flickr, Licenza (CC BY-SA 2.0)