Regolarizzazione: su 220.000 domande, solo 14% esaminate
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Stallo delle domande di regolarizzazione: terzo settore, sindacati e associazioni di categoria scrivono a governo e parlamento affinché si intervenga subito sui ritardi e vengano superate le sanatorie e riformato l’intero sistema.

“La regolarizzazione straordinaria del 2020 è in una situazione di stallo, con pesanti conseguenze in termini di sicurezza sociale e sanitaria e di legalità per il nostro Paese”. Così si legge nella lettera aperta – in allegato – inviata ieri 20 aprile da decine di organizzazioni ai ministri dell’interno, della salute, del lavoro e delle politiche agricole, al presidente della Camera e al presidente della Commissione affari costituzionali della stessa Camera, per chiedere: al governo di intervenire e portare a termine quanto prima l’iter delle oltre 200.000 domande presentate; al parlamento, di riprendere l’esame della proposta di legge popolare di riforma della normativa sull’immigrazione, fermo da più di un anno.

La lettera, promossa dalla campagna Ero straniero1 , è stata sottoscritta dalle principali realtà impegnate sui temi dell’asilo e dell’immigrazione (Tavolo salute e immigrazione, Tavolo asilo nazionale, Forum per cambiare l’ordine delle cose, Io accolgo, Amsi-medici di origine straniera in Italia), da sindacati nazionali (Cgil, Uil, Usb), dal mondo cooperativo (Alleanza delle cooperative italiane-agroalimentare, e cioè Confcooperative Fedagripesca, Legacoop Agroalimentare, Agci Agrital, insieme a Legacoopsociali) e da alcune associazioni di categoria e realtà (Assindatcolf- Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, Professione in famiglia, Osservatorio Placido Rizzotto-Flai CGIL, ASeS-Agricoltori Solidarietà e Sviluppo della CIA-Agricoltori italiani), operanti nei settori interessati dal provvedimento straordinario di emersione approvato quasi un anno fa (lavoro domestico e di cura, agricoltura).

Il ritardo enorme con cui sta procedendo l’esame delle domande di emersione, documentato dal lavoro di monitoraggio della campagna Ero straniero, con poche migliaia di permessi di soggiorno rilasciati rispetto alle oltre 200.000 domande presentate, si sta traducendo nell’impossibilità, di fatto, per decine di migliaia di persone di accedere pienamente ai servizi, alle prestazioni sociali, alle tutele e ai diritti previsti per chi lavora nel nostro Paese.

Un esempio tra tutti: nonostante la normativa preveda l’accesso al sistema sanitario nazionale anche per i cittadini stranieri in attesa di essere regolarizzati, nella realtà, in molti territori, tale possibilità viene negata. Accade infatti che senza il permesso di soggiorno non venga rilasciata la tessera sanitaria, ma senza quest’ultima è estremamente difficile rientrare nella campagna vaccinale anti-COVID in corso. “Tale situazione di stallo ha, dunque, inevitabilmente un impatto anche a livello di salute pubblica nel contesto di emergenza sanitaria che stiamo vivendo”, si sottolinea nella lettera. Senza permesso di soggiorno, inoltre, diventa complicato anche aprire un conto corrente, necessario per l’accredito dello stipendio di chi sta già lavorando, o avere l’Isee, con cui usufruire delle agevolazioni economiche per le mense scolastiche per chi ha un reddito basso.

C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione: un anno fa, con lo scoppio in Italia della pandemia, si è rischiato uno stop al comparto agroalimentare, vista la mancanza di lavoratori stranieri stagionali impossibilitati a entrare nel nostro Paese. Da qui il provvedimento straordinario di emersione inserito nel cd. decreto “rilancio”. “A un anno di distanza, all’avvio di una nuova stagione di raccolta, sarebbe paradossale non portare a conclusione rapidamente le decine di migliaia di pratiche in istruttoria, consentendo alle persone che hanno inoltrato domanda di lavorare in sicurezza e andando incontro alla richiesta di manodopera dei datori di lavoro”, si legge nella lettera.

Alla luce di tali considerazioni, le organizzazioni firmatarie chiedono quindi:

  • al Governo, e in particolare ai ministeri dell’interno e della salute, di intervenire immediatamente per velocizzare l’iter delle domande, in modo che le 200.000 persone sospese, in attesa di risposta, possano al più presto essere assunte; e di chiarire ai propri uffici che i cittadini stranieri in attesa del permesso di soggiorno godono, sino alla conclusione della procedura, di tutti i diritti connessi allo status di lavoratore regolare.
  • al Parlamento, di riprendere quanto prima l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero in Commissione affari costituzionali della Camera, riformando la normativa in vigore, ormai superata. “Non sarà sufficiente quest’ultimo provvedimento straordinario a contrastare la creazione di nuova irregolarità, come dimostra quanto accaduto negli ultimi vent’anni”, concludono le organizzazioni. “Serve un intervento che permetta di ampliare le maglie della regolarizzazione e favorire legalità e integrazione, a partire da uno strumento di emersione su base individuale – sempre accessibile, senza bisogno di sanatorie – che dia la possibilità a chi rimane senza documenti di mettersi in regola a fronte della disponibilità di un contratto di lavoro o di un effettivo radicamento nel territorio. E più a monte, servono nuovi meccanismi legali di ingresso per lavoro o ricerca lavoro. Soluzioni, queste, previste nella proposta di legge popolare all’esame della Camera, la cui approvazione non può più aspettare”.

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