Protezione Internazionale in Italia. I dati su immigrazione e accoglienza

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Lo scorso 8 Novembre presso la sede dell’Anci è stato presentato il Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2017. Realizzato da Anci, Caritas italiana, Cittalia, fondazione Migrantes e servizio centrale dello Sprar, in collaborazione con Unhcr, per quantità e qualità dei dati, rappresenta un riferimento essenziale per decifrare il fenomeno delle migrazioni forzate nel mondo e la relativa risposta dell’accoglienza nel nostro Paese. Nel corso della presentazione sono intervenuti il segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra, il presidente della fondazione Cittalia Leonardo Domenici, il direttore di Caritas italiana don Francesco Soddu, il delegato Unhcr per il sud Europa Stephane Jaquemet, il capo di gabinetto del ministro dell’Interno Mario Morcone e il sindaco di Prato e delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni.

Accoglienza diffusa qualcosa si muove (ma l’emergenzialismo permane)

Secondo il rapporto in Italia cresce il numero dei migranti ospitati, 205 mila a Luglio 2017 erano 188 mila l’anno precedente, e al contempo cresce anche l’accoglienza più sostenibile, quella diffusa e controllata dei percorsi Sprar.

Sono infatti 3.231 i Comuni italiani – pari al 40% del totale – e 139 diocesi (su un totale nazionale di 220) ad aver accolto richiedenti asilo sul proprio territorio. I posti nel sistema Sprar sono così aumentati, arrivando a ospitare quasi 35 mila beneficiari nel 2016. Gran parte del merito di questo incremento, si legge nel rapporto, andrebbe al lavoro della cabina di regia Anci–ministero dell’Interno, nata con il compito di accompagnare l’applicazione del piano di ripartizione inteso a combattere le situazioni di criticità.

Non bisogna però dimenticare che la stragrande maggioranza dei migranti è ancora ospitata nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), 158.607 migranti, e nei Centri di Prima Accoglienza (CPA) 5.083, che poco o nulla riescono ad offrire sul piano dell’integrazione e che secondo un censimento di Msf, tra i 6mila e i 9mila migranti vivono in insediamenti informali, di fatto esclusi dai percorsi di accoglienza. Solo a Roma – unica città europea senza un piano ufficiale per l’accoglienza – vivrebbero in questa situazione circa 3mila persone.

Negli Sparar cresce l’accoglienza e migliora l’integrazione

Tornando al sistema Sprar, abbiamo già sottolineato come il numero dei migranti ospitati in tutte le strutture di accoglienza sia cresciuto costantemente. Per quanto concerne la distribuzioni geografica, le regioni in cui il principio dell’accoglienza diffusa si è radicato di più sul territorio sono Toscana ed Emilia-Romagna: la prima ha visto l’83% dei comuni accogliere migranti, la seconda il 78%.

Il vero successo della cooperazione tra i Comuni italiani e la rete del sistema Sprar, al di là dell’incremento dei posti disponibili, va però ricercato nella percentuale di persone che uscite dai centri di accoglienza hanno concluso il proprio percorso di integrazione: nel 2015 questa percentuale si fermava al 29,5%, mentre nel 2016 raggiunge il 41,3 %.

La riuscita dell’integrazione si traduce materialmente in maggiori posti disponibili per i migranti: integrandosi rapidamente, i beneficiari restano in accoglienza nei centri per un periodo più breve, e più persone possono usufruire dei servizi erogati dai progetti.

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In Italia calano gli sbarchi e aumentano le domande di protezione

Nel 2016 sono sbarcati sulle coste italiane 181.436 migranti, mentre a fine ottobre 2017 gli sbarchi sono stati invece poco più di 11mila: il 30% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per quanto concerne le nazionalità: se nel mondo i richiedenti protezione arrivano per la maggior parte da Siria, Afghanistan e Sud Sudan, l’Italia vede al primo posto Nigeria, Bangladesh e Gambia.

Altra peculiarità italiana è – a fronte del calo a livello europeo – l’aumento delle domande di protezione internazionale. Quelle presentate nel 2016 sono state 123.600 (+ 47% rispetto il 2015), mentre nei primi 6 mesi del 2017 si registra un ulteriore incremento (del 44% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente).

Le domande esaminate nel 2017 sono state 41.379, al 43,2% delle quali è stata riconosciuta una qualche forma di protezione (status di rifugiato 9%, protezione sussidiaria 9,8%, permesso per motivi umanitari 24,5%).

Minori stranieri non accompagnati

Un capitolo a parte merita il tema dei minori soli: al 25 ottobre 2017 sono sbarcati sulle nostre coste 14.579 minori (in tutto il 2016 erano stati 25.846, numero record mai registrato prima)
.Al 30 settembre 2017, per il rapporto, sono 18.491 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, accolti in 2.039 strutture: la maggior parte di loro proviene da Guinea, Costa d’Avorio e Bangladesh e nel 93,2% dei casi si tratta di minori soli.

Alle difficoltà che già sperimentano gli adulti che arrivano in Italia, va aggiunto per i minori l’eccessiva durata della permanenza nei centri di prima accoglienza, l’esiguo numero di strutture ad essi dedicate e di posti nello Sprar, nonché le difficoltà dei Comuni di attivare una presa in carico economicamente sostenibile.

Anche nei confronti dell’accoglienza dei minori è possibile misurare la sempre maggiore affermazione dell’accoglienza diffusa: se nel 2007 erano solo 36 i Comuni che si facevano carico del problema, nel 2016 si arriva a quota 500. Grazie alle pressioni dell’Anci sono stati inoltre aperti posti Sprar anche per i minori stranieri non accompagnati ed è stato istituito un fondo nazionale per i minori stranieri non accompagnati, con l’obiettivo di sostenere economicamente i comuni che accolgono minori.

Uno sguardo all’Europa e al mondo

Nel periodo temporale preso in esame dal rapporto – il 2016 e il primo semestre del 2017 – sono stati 65,5 milioni le persone nel mondo costrette a scappare da guerre fame e persecuzioni – Siria, Colombia, Afghanistan e Iraq, i principali Paesi da cui si fugge – il 51% di loro era un minore.

Gli arrivi di migranti nei Paesi dell’Unione Europea però continuano a calare: erano state 1.800.000 nel 2015, sono poco più di 500 mila nel 2016. È la conseguenza degli accordi  Ue-Turchia, della chiusura della rotta balcanica, della costruzione di muri al confine in Serbia e, più recentemente, dell’accordo Italia-Libia. Altissimi sono però i costi in termini di diritti umani violati.

Possiamo ricordare a questo punto anche il sostanziale fallimento del programma europeo di ricollocazione. Al 22 settembre 2017 sono stati ricollocati nei 25 Paesi UE solo 29.000 richiedenti asilo – secondo i piani originali, solo dall’Italia sarebbero dovute partire 35mila persone – il 31% delle quali era ospitato nel nostro Paese. Slovenia con 16 migranti, Austria con 15, Repubblica Ceca con 12 e Polonia e Ungheria con nessuno sono i 5 Paesi che hanno accolto meno.

Tornando ai richiedenti asilo nel mondo, dei 2,8 milioni di persone che hanno richiesto protezione nell’ultimo anno, il 55% proveniva da Siria, Afghanistan e Sud Sudan, mentre tra i primi 10 Paesi d’asilo – Turchia, Pakistan, Libia, Iran e Uganda quelli che più accolgono – solo la Germania non si trova in regioni in via di sviluppo.

Se emergenza invasione esiste quindi, non è sicuramente alle nostre latitudini.

Se desideri approfondire il nostro articolo, puoi scaricare qui la versione integrale del Rapporto, qui una sintesi.