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Il documento, approvato all’unanimità dai 47 stati membri del Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, rappresenta un importante sviluppo nella protezione di diritti e libertà fondamentali contro violazioni legate a misure che restringono eccessivamente la nostra capacità di accedere alla Rete e dunque che impattano direttamente sulla nostra libertà di espressione e privacy.

Una di tali misure è la censura di quei siti internet che i Governi considerano pericolosi per la sicurezza nazionale – misura spesso usata per limitare la libertà di espressione di cittadini e organizzazioni non governative.

Il fenomeno del cosiddetto “internet shutdown” sta diventando sempre più’ ricorrente. Secondo la ONG Access Now nel 2015 sono stati registrati 15 casi, mentre nei primi sei mesi del 2016 se ne sono verificati 20. Precedentemente all’adozione della risoluzione, tre casi di internet shutdown sono stati individuati, rispettivamente, in Turchia, Bahrain e Algeria. Recentemente, il Governo cinese ha bloccato informazioni provenienti da alcuni social network, giustificando l’azione con l’accusa che il sito avrebbe prodotto “notizie false”. Secondo un gruppo di giornalisti legato all’Università di Hong Kong, l’ingerenza troverebbe il suo fondamento nell’obiettivo del Governo centrale di limitare il flusso di informazioni online contrarie alla linea politica promossa da Pechino.

Le conseguenze della Risoluzione
Tutti i diritti umani, come viene affermato nella risoluzione, debbono essere protetti online così come offline, anche in situazioni che minacciano la sicurezza di un Paese. Questo implica che i Governi dovranno trovare un equilibrio appropriato tra la necessità di dare sicurezza ai propri cittadini e l’imperativo di rispettare il diritto alla libertà di espressione, associazione e privacy, anche in situazioni che richiedono l’adozione di misure straordinarie, secondo un processo partecipativo che favorisca un più ampio accesso ad internet.

Per raggiungere questo obiettivo, la risoluzione prevede una collaborazione strategica tra Stati e settori della società civile. In tal senso, la risoluzione enfatizza il ruolo di vari attori chiave -dal mondo delle imprese a quello accademico – con cui gli Stati dovrebbero cooperare per assicurare un accesso ad internet universale in pieno rispetto dei diritti umani. Inoltre, viene dato mandato all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani di redigere un rapporto contenente delle raccomandazioni ai Governi per colmare il gap di genere nell’accesso ad internet, in modo che tutti possano beneficiarne senza discriminazioni. Il rapporto verrà presentato tra circa un anno.

La Risoluzione dà seguito e rafforza la campagna globale contro gli “internet shutdowns” promossa da organizzazioni della società civile impegnate nella difesa dei diritti umani in Internet, in particolare il diritto alla libertà di espressione online. Essa rappresenta uno stimolo nuovo per un ripensamento di politiche e legislazioni che utilizzano la retorica della sicurezza nazionale per limitare la sfera di libertà personale degli individui. Fuori e dentro la rete.

Approfondimento a cura di Francesco Corradini

[Photo: United Nations Photo/Flickr (CC BY-NC-ND 2.0)]