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La Germania è di gran lunga il primo paese europeo per numero di richiedenti asilo accolti.

Nel 2014 sono state elaborate 128.911 richieste d’asilo: a 33 310 persone (25,8%) è stato concesso asilo; 5 174 persone (4%) hanno ottenuto protezione sussidiaria; 2 079 (1,6%) hanno ottenuto lo status di tollerato e 43 018 persone (33,4%) si son viste rifiutato il permesso di soggiorno. Il restante 35% è il numero delle richieste che sono state interrotte dallo stato tedesco per diverse ragioni, principalmente si tratta di richieste per le quali la Germania non si sente responsabile a causa degli accordi di Dublino, oppure si riconosce l’esistenza di uno stato terzo sicuro per il richiedente d’asilo.

Alla fine del 2014 i non tedeschi che si trovano in Germania, secondo fonti dello stato, sono oltre 8 milioni. A livello mondiale soltanto gli Stati Uniti d’America e la Russia superano i numeri dell’immigrazione tedesca. Un primato dovuto sicuramente ad un sistema d’integrazione che funziona e alla buona salute di cui gode l’economia tedesca in questi tempi di crisi.

 

La pressione della nuova ondata migratoria

Ma anche Berlino fa fatica a reggere la pressione delle nuove ondate migratorie e diverse organizzazioni della società civile denunciano una politica d’immigrazione selettiva, restrittiva e penalizzante nei confronti di chi non ha professionalità precise da offrire.

Negli ultimi mesi la crisi migratoria è un tema molto sentito in Germania; l’opinione pubblica è indignata e favorevole ad un maggiore impegno da parte dello stato, sia su scala nazionale sia a livello europeo.

Un sondaggio della ARD (la RAI tedesca), però, indica un paese spaccato: il 51% dei tedeschi è del parere che la nazione sia in grado di accogliere più richiedenti asilo, il 40% invece pensa che si sia raggiunto il limite.

Organizzazioni come Pegida, d’altra parte, rafforzano il loro consenso, gli attacchi contro le strutture stesse da parte di xenofobi, spesso di estrema destra, sono in continuo aumento, incendi dolosi a strutture dedicate all’accoglienza e minacce di morte a politici favorevoli all’immigrazione fanno parte dello scenario. Se si esclude il periodo della disgregazione della Yugoslavia, il 2014 ha registrato un nuovo record di richieste d’asilo: 202 834, e si prevede un aumento.

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In Germania sono i Länder gli enti responsabili dell’accoglienza. Una legge dello stato, tramite un sistema di quote, stabilisce quante richieste d’asilo ogni Land deve affrontare.

Ai richiedenti d’asilo vengono forniti 130 euro al mese per spese personali, un permesso di residenza fino a quando non verrà deciso in merito alla domanda d’asilo, un alloggio dove vivere e alcuni beni di prima necessità.

Inoltre, la legge impone loro di non uscire da una determinata area, per farlo devono richiedere un permesso speciale. Lo spazio che non possono lasciare varia da regione a regione, a volte si tratta della provincia intera, a volte non possono neanche allontanarsi dalla struttura in cui alloggiano. Questo obbligo, chiamato “dovere di residenza“, esiste solo in Germania ed è stato causa di numerose proteste che hanno dato vita ad una riduzione della durata dello stesso.

Nell’autunno del 2012, 70 rifugiati hanno disatteso quest’obbligo marciando da Würzburg a Berlino, 600 km a piedi per protestare contro la pessima vivibilità della struttura nella quale alloggiavano e porre l’attenzione sul problema dei richiedenti asilo in Germania. Sono arrivati a Berlino in 200 e per un paio di anni hanno occupato alcuni spazi verdi nella capitale tedesca fino ad intraprendere scioperi della fame e della sete.

Le loro richieste: l’eliminazione dell’obbligo di residenza e il riconoscimento di richiedenti asilo. Risultato? Grazie alla collaborazione fra stato ed alcune organizzazioni non governative sono stati predisposti dei nuovi alloggi e i singoli casi sono stati subito presi in considerazione. Il dovere di residenza invece è ridotto a tre mesi.

 

Chi decide sui richiedenti asilo

A decidere del destino di ogni richiedente d’asilo è il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (Ufficio nazionale per la migrazione e i rifugiati). Questo, tramite i suoi uffici nei Länder, esamina la domanda d’asilo principalmente attraverso dei colloqui durante i quali il richiedente d’asilo deve spiegare le motivazioni e le cause della sua richiesta.

L’ufficio quindi deciderà se concedere asilo politico, “protezione sussidiaria” o se emettere una Ausreisepflicht: al richiedente viene negato l’asilo e quindi ha il “dovere” di lasciare il paese. Nella prassi però moltissimi di coloro che si vedono rifiutare la richiesta d’asilo ottengono un documento che vieta la loro espulsione garantendo uno status di “tollerato” con il quale possono rimanere sul territorio nazionale per un anno. Dal momento in cui un richiedente asilo arriva in Germania, trascorrono mediamente 8 mesi fino a quando si avrà un verdetto. In alcuni  Länder però, sopratutto con gli immigrati afghani e pakistani le attese possono arrivare a due anni.

Asilo politico, della durata di tre anni, viene dato a chi “teme per motivi validi di essere perseguitato a causa della sua razza, religione, nazionalità, posizioni politiche o appartenenza ad un determinato gruppo sociale, e che non può prendere in considerazione la protezione del proprio stato d’appartenenza”.

La protezione sussidiaria, valida anch’essa per tre anni, viene data a chi non può contare sull’asilo politico, ma rischia gravi danni alla propria persona nel proprio paese d’origine. “Per gravi danni si intendono il rischio di subire pena di morte, trattamenti inumani e degradanti, tortura, rischio della vita o violenza in un cotesto di conflitto armato.

Lo status di “tollerato” lo ottiene chi si vede rifiutate le precedenti forme di asilo ma non può essere rimpatriato poiché nel suo paese sussiste una qualche forma di pericolo per la sua persona, o un generale alto grado di pericolo.

Nei primi nove mesi, i richiedenti d’asilo e i cosiddetti “tollerati” non possono lavorare. Per farlo, anche se la richiesta di asilo viene accettata in un secondo momento, necessitano di un permesso di lavoro che non è facile da ottenere. Questa difficoltà ha spesso portato gli immigrati a protestare e chiedere una riforma delle politiche sull’immigrazione.

 

La Germania si rivela quindi un paese sicuramente organizzato a fronte dell’immigrazione, forte di un sistema di integrazione efficace e puntuale. Nonostante il suo primato anche il sistema tedesco rivela delle criticità: gli accordi di Dublino “proteggono” la Germania, circondata di state terzi sicuri, questo permette di accogliere la manodopera qualificata utile alla sua economia e respingere chi non ha precise professionalità da offrire. I respingimenti rimangono una quota consistente dei verdetti e la pressione dei flussi migratori è in costante aumento.

Queste criticità indicano la necessità per tutti i paesi europei di promuovere delle politiche di integrazione più decise e sopratutto agire in maniera costruttiva con gli stati di partenza e provenienza dei rifugiati.

 

Fonti:

Diversi tipi di permesso di soggiorno

  • Istituto Nazionale di statistica tedesco – DESTATIS

Numero stranieri in Germania

  • Ufficio Statistico dell’Unione Europea – EUROSTAT

Immigrati in Germania (confronto europeo)

Strutture al collasso

General information

  • Il Post

I dati sull’immigrazione nel mondo
L’immigrazione selettiva della Germania