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Finalmente anche in Italia viene fatto un primo passo verso le unioni civili.
La scorsa settimana è stato infatti approvato al Senato, in Commissione Giustizia il testo base della relatrice Monica Cirinnà (Pd) sulle Unioni Civili.

Il testo introduce le unioni civili tra persone dello stesso sesso, dando la possibilità di scegliere uno dei due cognomi o decidere di adottarli entrambi.
Inoltre vengono riconosciuti alcuni diritti base alle coppie omosessuali: l’assistenza in ospedale, l’assistenza carceraria, l’unione o la separazione dei beni, il subentro nel contratto d’affitto, la reversibilità della pensione, il mantenimento temporaneo dell’ex partner in difficoltà e la possibilità di regolare i rapporti patrimoniali attraverso contratti di convivenza di fronte ad un notaio. Diritti che finora spettavano solo a coppie eterosessuali unite in matrimonio.

Da notare nel testo è anche il tentativo di non creare nulla di totalmente nuovo, ma di estendere gli articoli del diritto civile alle coppie di fatto. Come dire, insomma, che le coppie omosessuali non hanno bisogno di diritti a sé, basta estendere quelli esistenti veramente a tutti (anche se non si ancora usa la parola matrimonio).

Nel testo si parla anche di adozioni: si estende infatti alle unioni civili la cosiddetta stepchild adoption, ossia l’adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due.

Flavio Romani, presidente di Arcigay, si è espresso in modo positivo sull’argomento, invitando alla prudenza.

Dello stesso avviso è anche Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti: “Il lavoro è ancora lungo e le forze parlamentari devono garantire un testo che non sia oggetto di compromessi con l’ala fondamentalista e clericale del Parlamento e che anzi superi alcuni aspetti critici” ha affermato Guaiana.

Entrambi sperano che non ci siano arretramenti sul testo e si dicono pronti a controllare in modo vigile i prossimi passi, offrendo, da parte delle associazioni che rappresentano, una chiara disponibilità al confronto e al dialogo nella fase degli emendamenti.

È solo l’inizio di un iter parlamentare, ma porta con sé grande speranza.