Un’autorità indipendente per i diritti umani,non scorciatoie istituzionali
Serve un’autorità indipendente per i diritti umani. Non scorciatoie istituzionali.
La decisione di affidare al Garante per la Protezione dei Dati Personali il ruolo di meccanismo nazionale indipendente di monitoraggio dei diritti fondamentali previsto dal Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo solleva più di una perplessità.
Il Regolamento (UE) 2024/1356 e gli orientamenti dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) stabiliscono che ogni Stato membro debba dotarsi di un organismo indipendente per monitorare il rispetto dei diritti umani nelle procedure di frontiera e di asilo.
Un compito delicato, che richiede competenze multidisciplinari — giuridiche, investigative, psicologiche, sociali — e la capacità di operare in piena autonomia.
Eppure, invece di creare un’istituzione ad hoc, l’Italia ha scelto di attribuire questo ruolo al Garante Privacy. Una scelta che, pur formalmente compatibile con l’obbligo europeo, tradisce la sostanza del mandato: il Garante è un’autorità indipendente, ma il suo campo d’azione è la tutela dei dati personali, non il monitoraggio sistematico dei diritti umani.
È un modo per aggirare una mancanza strutturale. L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non avere ancora una vera Istituzione nazionale per i diritti umani, conforme ai Principi di Parigi del 1991. E invece di colmare questa lacuna, si preferisce una scorciatoia amministrativa.
I Principi di Parigi — adottati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite più di trent’anni fa — indicano con chiarezza cosa serve perché un meccanismo di tutela dei diritti fondamentali sia davvero indipendente: un mandato ampio e permanente, autonomia operativa, risorse adeguate, pluralismo e capacità di agire su tutto lo spettro dei diritti umani.
Attribuire questa funzione a un’autorità con un mandato limitato e competenze settoriali rischia invece di svuotare di senso l’obiettivo europeo: garantire che chi arriva alle frontiere dell’Unione sia trattato nel pieno rispetto della dignità e del diritto.
La questione è più ampia del singolo provvedimento. In un contesto segnato da respingimenti informali, trattenimenti prolungati e violazioni diffuse dei diritti dei migranti, serve un’istituzione che non solo osservi, ma documenti, denunci e promuova riforme strutturali.
Il rispetto dei diritti fondamentali non può essere affidato a soluzioni temporanee o a organi non nati per questo scopo. L’Italia ha oggi un’occasione per rafforzare le proprie istituzioni democratiche e allinearsi agli standard internazionali: istituire finalmente un’autorità indipendente per i diritti umani, con poteri reali e un mandato chiaro. Non serve un’altra delega. Serve un’istituzione.



