CPR: il Governo cancella la visita di idoneità. Allarme salute.

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CPR: il Governo cancella la visita di idoneità. L’allarme di CILD: «A rischio la salute e i diritti fondamentali delle persone migranti».

 

Quanto temevamo dopo l’ondata di intimidazioni e perquisizioni a carico di diversi medici in tutta Italia, culminata nella pesante accusa di associazione a delinquere formulata contro il dottor Nicola Cocco, ha trovato conferma: anziché affrontare le criticità strutturali della detenzione amministrativa nei CPR, il Ministero dell’Interno ha scelto di aggirare l’ostacolo, abolendo direttamente la visita medica di idoneità al trattenimento.

Secondo le anticipazioni emerse nelle ultime ore, mentre il testo ufficiale non è stato ancora reso pubblico, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha modificato l’articolo 3 della Direttiva 19 maggio 2022, la cd. “Direttiva Lamorgese”, che disciplina le modalità di trattenimento all’interno dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).

La visita di idoneità viene di fatto cancellata, e sostituita da una generica visita medica, svuotata nel contenuto e ridotta a un mero simulacro burocratico. Il controllo preventivo della salute non sarà più dunque un accertamento sull’effettiva compatibilità tra le condizioni psicofisiche della persona e il regime di detenzione, ma è degradato a un rapido controllo d’ufficio, basato solo su quanto riferito a voce dalla persona o su carte sanitarie spesso inesistenti, delegando poi la presa in carico dei bisogni di cura all’ente gestore o alla sanità territoriale.

Si tratta di un arretramento gravissimo, in aperto contrasto con la giurisprudenza consolidata. Già nel 2017 la Corte di Cassazione ha chiarito che l’accertamento della compatibilità sanitaria costituisce una condizione imprescindibile di validità del trattenimento, da verificare rigorosamente prima della convalida da parte dell’autorità giudiziaria.

Il quadro delineato dalla modifica presenta profili ancora più allarmanti laddove prevede una seconda visita, affidata al medico dell’ente gestore del CPR.
Enti gestori che, è bene ricordare, sono soggetti privati che traggono profitto economico dalla gestione di questi Centri. Questa seconda visita sarebbe per di più finalizzata alla ricerca attiva di traumi complessi, segni visibili o invisibili di torture, violenze sessuali e di genere.
Riteniamo inaccettabile che l’accertamento dell’esistenza di eventuali segni di torture, abusi e violenze avvenga a trattenimento già iniziato e non prima dell’ingresso. Condizioni di tale gravità determinano per legge l’assoluta incompatibilità con la detenzione e devono precludere l’accesso al CPR. Demandare questo riscontro a posteriori a personale retribuito dall’ente gestore lede ogni principio di terzietà e indipendenza medica, ed espone le persone al concreto rischio di vittimizzazione secondaria e violazioni dei diritti fondamentali.

Per queste ragioni, come Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD) chiediamo con forza che il Ministero dell’Interno sospenda immediatamente l’iter della direttiva e apra un confronto formale con le autorità di tutela sanitaria e dei diritti. È indispensabile che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), il Ministero della Salute e il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale vengano formalmente consultati ed esprimano una ferma e netta contrarietà a questo arretramento normativo.
La deontologia professionale, la tutela della salute come diritto fondamentale garantito dall’art. 32 della Costituzione e gli obblighi internazionali contro la tortura non possono essere piegati a logiche securitarie e di gestione privatizzata del trattenimento.