Spyware di Stato: Paragon e la sorveglianza politica contro Mediterranea
Di Marco Biondi
Più di cento tra giornalisti e attivisti, tra cui dei cittadini italiani, sono stati spiati tramite Graphite, lo spyware sviluppato dalla società israeliana Paragon. A rivelarlo è stata un’inchiesta del Guardian.
Paragon sosteneva di vendere Graphite esclusivamente ai governi per indagini legate a crimini e terrorismo, negando qualsiasi utilizzo per la sorveglianza di cittadini e membri della società civile.
Ora, su ammissione diretta del sottosegretario con delega ai servizi segreti Alfredo Mantovano, durante un’audizione al Copasir dello scorso 26 marzo, sappiamo che l’attività di spionaggio verso diversi esponenti della Ong Mediterranea Saving Human Rights è avvenuta con il consenso del governo e della Procura generale di Roma. Sarebbe servito, secondo quanto riferito dal Governo, per indagare su cosa accadeva nel Mediterraneo, in nome della “sicurezza nazionale”. Ora è dunque certo che sia stata l’Agenzia per la sicurezza esterna (Aise) a monitorare gli attivisti che si occupano di persone migranti torturate e degli accordi Italia-Libia. Nella nota pubblicata sul proprio sito, Mediterranea scrive: “Il Sottosegretario Mantovano è la “mente” che ha ispirato e guidato le attività di spionaggio contro di noi. Tenta di coprirsi attraverso l’alibi della “legge”. Ma per autorizzare una attività del genere senza violare la Costituzione devono esserci “fondati motivi”. Cinque procure stanno indagando, e noi confidiamo sul fatto che qualcuno abbia il coraggio di andare fino in fondo e dimostrare, come risulta palese, che questo è un abuso di potere, non altro”.
Come spiega Francesca Moriero su Fanpage, “la richiesta di intercettare i cellulari di diversi esponenti di Mediterranea con il software di Paragon sarebbe arrivata dai servizi segreti per un’indagine sull’immigrazione irregolare. Il governo avrebbe dato il via libera, e il procuratore generale della Corte d’appello di Roma avrebbe autorizzato il tutto, come da procedura. Il tutto quindi sarebbe avvenuto nel rispetto delle leggi che regolano l’operato dei servizi”.
“Non sappiamo con precisione cosa cercassero i servizi segreti. In compenso oggi sappiamo perfettamente cosa è disposta a fare la destra contro i propri oppositori politici per renderli innocui. La sorveglianza non è che l’anticamera dell’intimidazione di massa, l’unico metodo di “confronto” che il governo vuole adottare con chi la pensa in modo diverso, con quanti non intendono rassegnarsi ai porti chiusi”, commenta la deputata di AVS Ilaria Cucchi.
Ricapitoliamo quanto successo in precedenza, quando diversi esponenti del governo negavano l’utilizzo dello spyware e lo spionaggio degli attivisti:
Nel mese di febbraio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto a due interrogazioni parlamentari sulla vicenda, affermando che né il suo ministero né la polizia penitenziaria hanno effettuato intercettazioni o operazioni di sorveglianza nel 2024. Tuttavia, questa dichiarazione è arrivata dopo che il sottosegretario con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano, aveva dichiarato di non poter fornire ulteriori dettagli, poiché alcuni aspetti della vicenda erano considerati “classificati”. Secondo testate come Haaretz e The Guardian, Paragon avrebbe interrotto i rapporti con il governo italiano a febbraio, a causa di un uso improprio dello spyware. Tuttavia, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani e l’ufficio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha negato la risoluzione di contratti tra Paragon e i servizi segreti italiani, mentre l‘ANSA ha riferito di una sospensione concordata dell’operatività tra l’azienda israeliana e l’intelligence italiana.
Lo scandalo dello spyware riguarda anche più persone dell’ong Mediterranea, tra cui il capo missione Luca Casarini, il cappellano Don Mattia Ferrari e David Yambio, rifugiato e portavoce e attivista del collettivo Refugees in Libya:
“Il caso di Yambio è nato dalle rivelazioni secondo cui tra le 90 persone che a fine gennaio avevano ricevuto notifiche da WhatsApp, in cui si sosteneva che erano state prese di mira da uno spyware, c’erano un giornalista investigativo italiano [Francesco Cancellato, direttore di Fanpage] e due attivisti critici nei confronti dei rapporti dell’Italia con la Libia. WhatsApp ha affermato che lo spyware utilizzato in quella violazione, che ha colpito giornalisti, attivisti e altri in due dozzine di paesi, è stato creato da Paragon Solutions, un’azienda con sede in Israele che produce armi informatiche” scrivono le giornaliste Angela Giuffrida e Stephanie Kirchgaessner sul Guardian. E ancora: “Avevo già dei sospetti a settembre, quando il mio telefono ha iniziato a comportarsi in modo strano, ha detto al Guardian. Ad esempio, le chiamate si bloccavano, il telefono si scaldava o la batteria si scaricava molto rapidamente”, sostiene Yambio.
Mediterranea ha citato il rapporto “Adversarial Threat Report” di Meta pubblicato nel febbraio 2024, dove l’azienda ha riferito di aver individuato e tentato di contrastare le operazioni di alcuni spyware operanti nel settore della sorveglianza a pagamento che hanno preso di mira persone in tutto il mondo. “Meta ha rilevato le operazioni di spyware di otto aziende di Italia, Spagna ed Emirati Arabi Uniti, che forniscono le loro tecnologie alle autorità governative. Meta ha riferito di varie tecnologie, tra cui un malware in grado di effettuare operazioni per raccogliere e accedere alle informazioni del dispositivo, alla posizione, alle foto e ai contenuti multimediali, ai contatti, al calendario, alle e-mail, agli SMS, a Telegram, Skype, Viber, Facebook, Instagram, LinkedIn, Signal, WhatsApp, e operazioni per attivare le funzionalità di microfono, fotocamera e screenshot”.
Se il ministro Nordio ha potuto rispondere tranquillamente alle interrogazioni dell’opposizione, perché inizialmente il governo aveva evitato di fornire informazioni?
Secondo quanto riportato da Domani il direttore dell’Aise Giovanni Caravelli ha confermato durante l’audizione al Copasir che i servizi segreti italiani hanno utilizzato Graphite, pur escludendo che lo spyware sia stato impiegato per sorvegliare giornalisti e attivisti.
Di fronte a questa grave violazione, le organizzazioni StraLi, The Good Lobby, Hermes Center, Privacy Network e Period Think Tank avevano avviato un’azione di mailbombing per sollecitare risposte dal governo, ma dalla politica continuano a non arrivare risposte concrete. In quali circostanze è stato usato Graphite e chi ha concesso l’autorizzazione all’utilizzo dello spyware?
A seguito dell’esposto presentato dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) e Ordine dei giornalisti, dopo le procure di Napoli, Bologna e Palermo, anche la procura di Roma aveva aperto un fascicolo sul caso, l’ipotesi di reato è intercettazioni abusive, previste dall’articolo 617 quater del codice penale: chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative a un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni. Il fascicolo è al momento contro ignoti. “I pm potrebbero inoltre chiedere informazioni a Meta, che ha notificato ai ‘target’ l’attività di spionaggio che avevano subito; così come al laboratorio di ‘The Citizen Lab’ dell’università di Toronto, cui si è rivolta Mediterranea, su consiglio della stessa Meta, per fare accertamenti sui dispositivi infettati”, scriveva Fnsi.
Qualsiasi tentativo di ottenere illegalmente i dati dei cittadini – in questo caso oppositori politici, attivisti e giornalisti, è un fatto inaccettabile che scalfisce la democrazia.