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Alcuni giorni fa – intervistando Diane Goldstein di Law Enforcement Against Prohibition – ci chiedevamo se la California avrebbe cambiato il corso della storia, votando a favore della legalizzazione della cannabis. Ancora non sappiamo se questo accadrà. Quello che sappiamo è però che i cittadini di questo Stato hanno votato sì: la marijuana da oggi ha un mercato legale.

A decidere di percorrere questa strada non sono stati i soli cittadini californiani. Anche quelli di Nevada e Massachusetts, infatti, hanno approvato i rispettivi referendum per la legalizzazione portando così a sette (più il Distretto di Columbia) il numero degli Stati USA ad aver cambiato radicalmente direzione rispetto ai 45 anni di war on drugs in cui Nixon gettò il paese.

Buone notizie arrivano anche da altri tre stati. I cittadini di Florida, Arkansas e North Dakota hanno infatti deciso di rendere legale l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico. Il numero degli stati a prevedere tale utilizzo ora ha superato la metà del totale (28 sui 50 più il distretto di Columbia).

FONTE: drugpolicy.org
FONTE: drugpolicy.org

Nell’intervista di cui dicevamo all’inizio la Goldstein ci diceva che in America vige un detto: “ciò che fa la California, lo fa anche il resto della Nazione”. E solitamente, aggiungiamo noi, quello che fanno gli Stati Uniti fa il resto (almeno, ma non solo) dell’Occidente.

Nell’Occidente c’è indubbiamente anche l’Italia dove una proposta di legge parlamentare è approdata in Aula lo scorso 28 luglio per poi tornare in Commissione. Venerdì prossimo depositeremo le 60.000 firma raccolte in tutta Italia per la proposta di legge di iniziativa popolare “Legalizziamo, promossa da Radicali e Associazione Luca Coscioni, cui abbiamo aderito e contributo assieme ad altre realtà (Associazione Antigone, A Buon Diritto, Canapa Info Point, Forum Droghe, Società della Ragione ONLUS, ecc.).

Dai sondaggi degli ultimi anni sappiamo che la maggior parte degli italiani sono favorevoli alla legalizzazione della cannabis. Se il nostro Paese prevedesse l’istituto del referendum propositivo probabilmente anche in Italia saremo pronti per percorrere questa strada.

L’appello va quindi al Parlamento affinché non si nasconda dietro un preconcetto ideologico ma faccia finalmente la sua parte approvando questa legge senza perdere ulteriormente tempo. Tempo dietro al quale si nascondono tutti i danni della war on drugs che raccontiamo sul nostro sito e con i nostri approfondimenti.